Visualizzazione post con etichetta Religione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Religione. Mostra tutti i post

lunedì 25 giugno 2012

"ESSERE CITTADINI"



Essere cittadini, esprimere la propria appartenenza è ciò che vogliono trasmettere queste studentesse indossando la maglia della Fondazione Falcone stampata in occasione della manifestazione del ventennale della strage di Capaci.
Queste allieve sono una piccola rappresentanza delle classi terze della scuola media Biancheri-Cavour più in particolare delle sedi di Roverino e Ventimiglia Alta che hanno partecipato al concorso indetto dalla Fondazione Falcone: “Capaci 20 anni dopo. Etica, ruolo e valore della memoria.”
Nonostante la produzione di elaborati di buona qualità, non sono state scelte per vivere l'esperienza della “Nave della Legalità”; diversi infatti sono stati gli studenti scelti dalle scuole in rappresentanza di tutte le regioni italiane.
La Fondazione Falcone, nella figura della dottoressa Introini, riconoscendo l'impegno di questi studenti, ha inviato simbolicamente una maglietta a tutti gli allievi che hanno partecipato.
Gli elaborati sono stati la naturale conclusione di un percorso di educazione alla legalità dove sono stati coinvolti tutti gli studenti delle terze classi; guidati  dai docenti di italiano, storia, cittadinanza e religione.
Obiettivo degli insegnanti era di portare gli studenti a un percorso che sviluppasse nella quotidianità semi di legalità dove il diritto si associa al dovere nel rispetto degli uni e degli altri.
La mafia come ci ha insegnato Davide Mattiello si combatte sui banchi di scuola nel diritto-dovere di essere cittadini.
Per tanto alcuni allievi hanno pensato di cimentarsi nel concorso ....

Prof.ssa Annunziata VENTURELLI

giovedì 10 maggio 2012

"Finalmente si mangia..."

La classe 1B di Roverino sta svolgendo una ricerca sullo sfruttamento dei minori.
Questo disegno di Barbara SOLMI ci mostra un bambino impegnato nella raccolta di semi di cacao in un'azienda agricola di un Paese dell'America Latina.
Su questo argomento la Classe sta preparando una vera e propria "campagna" - coordinata dalla prof.ssa Annunziata Venturelli - di cui vi daremo notizie nei prossimi giorni.

Disegno di Barbara Solmi, 1B Roverino

mercoledì 2 maggio 2012

La Cena ebraica a Roverino

Video a cura del prof. Dino Palmero
Racconto della cena ebraica

Il 26 marzo è stato un giorno molto bello per noi ragazzi della I A di Roverino, perché ci siamo preparati per il momento più importante per gli Ebrei: la cena pasquale.
La professoressa Stancati ci ha divisi in quattro gruppi da sei e ci siamo adoperati per preparare alcuni piatti tradizionali: il pane azzimo e tre tipi diversi di charoset, dolci a base di frutta fresca, frutta secca, spezie e vino. Noi abbiamo deciso di preparare le diverse varianti sia per curiosità, sia perché una di queste non prevedeva l’alcool, così anche i compagni di religione musulmana avrebbero potuto assaggiare senza problemi.
Il giorno seguente la professoressa Stancati con l’aiuto di Alessandro e Omayema ha apparecchiato una lunga tavola in mensa, mettendo a capotavola un piatto e un calice di legno, perché è usanza per gli Ebrei preparare un posto in più per l’arrivo del profeta Elia. In ogni piatto erano presenti tre pezzetti di pane azzimo ed un uovo sodo, che ciascuno di noi aveva portato da casa.
Alla seconda ora, durante la nostra lezione di Religione, dopo esserci preparati a questo evento, ci siamo recati in mensa per la celebrazione. Quando eravamo tutti seduti, la prof.ssa Venturelli ha distribuito un foglio sul quale venivano spiegati tutti i passaggi da svolgere per eseguire correttamente i riti della cena ebraica.
Sul tavolo, oltre alle pietanze da noi preparate, erano presenti anche le erbe amare (sedano), acqua e aceto. Ciascuno di questi cibi ha un significato: lo charoset ricorda i mattoni impastati con argilla e paglia, preparati dagli Ebrei quando erano in Egitto; le erbe amare, la sofferenza della schiavitù; il pane azzimo, il fatto che non avevano avuto tempo di farlo lievitare, a causa della fuga.
A un certo punto il più giovane di noi, Badr, si è alzato in piedi e ha formulato una domanda, che tutt’ora viene ripetuta in occasione della cena ebraica: “Perché questa sera facciamo questo?”; la professoressa Venturelli ha risposto “Facciamo questo in ricordo della Pasqua ebraica”. Poi abbiamo preso i pezzetti di pane e li abbiamo disposti uno sull’altro; la professoressa ci ha detto di prendere quello centrale e di spezzarlo: una parte l’abbiamo messa sotto il piatto, l’altra l’abbiamo mangiata.
Dopo aver letto alcuni passaggi, Adriano ha aperto la porta per far entrare il profeta Elia; la professoressa ha letto ancora alcune frasi di rito ed è stato distribuito il sedano con l’aceto, che abbiamo mangiato insieme allo charoset, gustando, nello stesso tempo, sapori dolci e amari. Infine, abbiamo consumato liberamente tutto il resto del cibo.
Al termine di questa cerimonia abbiamo cantato tutti insieme “Alla fiera dell’Est”, che è un canto tradizionale ebraico.
Queste giornate sono state per noi molto belle, emozionanti ed istruttive, perché abbiamo lavorato insieme come una vera “squadra”, abbiamo ottenuto un buon risultato e abbiamo imparato le usanze di un’altra cultura.
Questa esperienza la ricorderemo per sempre!
Gli alunni della I A di Roverino  



giovedì 15 marzo 2012

Il cinema che insegna a riflettere

La Classe 3^B di Roverino incontra Andrea Salvaggio, scenografo del film "La siciliana ribelle".
"Sono venuta qui per avere vendetta, adesso chiedo giustizia. Ho capito che non è la stessa cosa."
Fotogramma dal film "La Siciliana ribelle" di Marco Amenta. 

Roverino, 15 marzo 2012
Sì è svolto oggi, nell'aula multimediale della scuola media di Roverino, l'incontro tra il professor Andrea Salvaggio, scenografo del film "La Siciliana ribelle", e gli alunni della classe 3^B.
L'iniziativa, che si colloca nell'ambito di un percorso didattico sui temi della legalità e della convivenza civile, giunge in seguito alla visione della pellicola diretta nel 2009 da Marco Amenta, regista che ha saputo tradurre in immagini e suoni la sofferta vicenda biografica di Rita Atria, diciassettenne siciliana che seppe ribellarsi al pesante clima di omertà e di intimidazioni mafiose che distrussero la sua famiglia. Il professor Salvaggio, nato e cresciuto a Palermo e da poco residente a Ventimiglia, dopo aver illustrato ai ragazzi alcuni retroscena della lavorazione cinematografica, ha parlato delle "donne di mafia" e dell'importanza di sentirsi "liberi da condizionamenti e prepotenze". Ecco qui di seguito alcune riflessioni dei ragazzi, vergate a caldo al termine dell'incontro.
Un momento dell'incontro nell'aula multimediale del plesso di Roverino.
Nella vita niente è casuale.
Cose che per noi sono scontate per altri non le sono.
Nella vita il silenzio delle persone è sintomo di paura, paura del mistero, dell’incognito, paura di interrompere un silenzio con cui ormai da anni le persone convivono, ma Rita Atria questa paura non la possedeva, perché era una ribelle; LA siciliana ribelle. Aveva scelto di non restare in silenzio; lei voleva distruggere il silenzio.
La sua storia, e il suo coraggio, nel rivelare i segreti e i tabù del suo paese, della sua famiglia, e della grande famiglia di cui faceva parte, sono contenuti nel film di cui Andrea Salvaggio è lo scenografo e che noi, solo oggi abbiamo conosciuto.
Incontrando Andrea abbiamo avuto la possibilità di approfondire un argomento di cui normalmente non ci preoccupiamo: gli uomini e le donne di “Cosa Nostra” e il loro mondo.
Vivere il giorno della prima Comunione, che dovrebbe essere uno dei momenti più belli della tua vita, come uno dei momenti peggiori, non è certo una cosa da niente. In questo giorno Rita perde sfortunatamente il padre, e comincia a provare un odio profondo verso la famiglia che sempre aveva amato, di cui sempre si era fidata e dalla quale, era stata tradita.
Da questo momento della sua vita, decide di collaborare al fine di vendicarsi della morte del padre, e in seguito, con la morte del fratello, chiede aiuto al famoso giudice Borsellino, il quale la accoglie come figlia e la aiuta a cambiare identità.
Purtroppo la sua nuova vita durerà poco tempo, perché con l’omicidio di Borsellino lei si chiuderà in se stessa, e la sera del 26 luglio 1992 si suiciderà buttandosi giù da un balcone.
Secondo noi la sua storia non va dimenticata, e proprio come dice lei la MAFIA, o “Cosa Nostra” è dentro NOI stessi e solo NOI possiamo farla scomparire.

Laura Simoni & Marta Mirto
3^B  Roverino

Contributi didattici:
prof.ssa Annunziata Venturelli (Religione)
prof. Marco Nicola Serraino (Sostegno)
prof. Enzo Iorio (Italiano/Cittadinanza e Costituzione)
 
Il prof. Andrea Salvaggio

Per approfondire:



lunedì 2 gennaio 2012

Nella Bottega del Buon Dio

Vi piace questo piccolo racconto?  A me molto. 
Con i migliori auguri di Buon Natale 
Matteo La Corte
(BiancheriNews, Roverino) 

Nella Bottega del Buon Dio

Una notte sognai che sul corso principale era stata aperta una nuova bottega con l’insegna: ”Doni Di Dio”.
Entrai e vidi un Angelo dietro il banco. Meravigliato chiesi:
- Che vendi, Angelo bello?
- Ogni ben di Dio!
- Fai pagare caro?
- No, i beni di Dio sono frutti gratuiti. 
Contemplai il grande scaffale con anfore d’amore, flaconi di fede, pacchi di speranza, scatole di salvezza …. E così via.
Mi feci coraggio e, poiché avevo bisogno di tutte quelle cose, chiesi all’Angelo: 
- Dammi un po’ di Amore di Dio, tutto il perdono, un cartoccio di fede, speranza quanto basta! 
L’Angelo,  gentile,  mi preparò tutto sul bancone. Ma quale fu la mia sorpresa vedendo che di tutti i doni chiesti, l’Angelo mi aveva fatto un pacco piccolissimo, grande come il mio cuore.
Esclamai: - Possibile? Tutto qui? 
Allora l’Angelo mi spiegò: - E sì, mio caro, nella bottega di Dio non si vendono frutti maturi ma soltanto piccoli semi da coltivare. 
Giovanni XXIII 

Articoli a caso...

Cerca in "Biancheri News"