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venerdì 15 giugno 2012

L’alunna Linda Vesco I^ nel salto in alto

Ottimo piazzamento della nostra scuola nelle gare provinciali di salto in alto.

Linda VESCO, 1^ classificata alle gare provinciali di salto in alto

La scuola media “Biancheri” ha partecipato ai giochi di atletica leggera 2012.

Fra molti partecipanti si è distinta l’alunna Linda Vesco che si è classificata I^ nel salto in alto alle provinciali con la misura di 1,47 m.
Un momento della premiazione

Si è qualificata nella fase regionale dei giochi arrivando prima con la misura di 1,38 m; successivamente Linda ha avuto la possibilità di partecipare alle gare nazionali svoltesi a Roma ottenendo il 10 posto su 62 ragazzi partecipanti, con la misura di 1,45 m.


Foto e servizio
prof.ssa Linda LEONE


martedì 27 marzo 2012

"LA BATTAGLIA PER LA MOSCA"

In uno stagno gelato vivevano un ranocchio e una carpa.
Un giorno passò di lì una mosca che era al corrente del pericolo di essere mangiata sia dal ranocchio, sia dalla carpa, tutti e due affamatissimi.
Questi ultimi, vedendo la mosca arrivare, litigarono per mangiarla.
I due decisero di gareggiare per ottenere la mosca, il ranocchio disse alla carpa:
<< Riuscirò a mangiarla io, la mosca!>>.
<<Ma sei proprio sicuro?>> ribattè la carpa.
Il ranocchio, fingendo stupore, rispose :
<< Guarda là!!! >>.
La carpa si distrasse e il ranocchio mangiò la mosca.
Il ranocchio ancora affamato, stuzzicato dalla bontà della mosca, decise di divorare la carpa, e, con la sua lunga lingua la raggiunse; lei però, afferrò la lingua del ranocchio, lo trascinò giù per un lungo periodo e lo fece affogare.
La favola insegna che: “CHI LA FA L’ASPETTI! “.
Coppola Gloria (IC), Eremita Gianmarco (IF)
Via Roma


Laboratorio di potenziamento di Italiano - Classi Prime:
Inventare una fiaba/favola a coppie, partendo da elementi dati

lunedì 26 marzo 2012

L'ATOMICA SU HIROSHIMA E NAGASAKI

La ricerca

LA BOMBA ATOMICA A HIROSHIMA E NAGASAKI
ricerca di Giorgio GARNERO, 3B Via Roma


I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki in Giappone furono due attacchi nucleari operati sul finire della Seconda guerra mondiale.
Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8.16, l'Aeronautica militare statunitense lanciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti causati dagli ordigni, per le implicazioni etiche comportate dall'utilizzo di un'arma di distruzione di massa e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici vengono considerati fra gli episodi bellici più significativi dell'intera storia dell'umanità.

LE DUE CITTA’ OGGI:
Hiroshima e Nagasaki. Due nomi che ci ricorderanno per sempre lo scoppio, nel 1945, delle prime due bombe atomiche con obiettivo la popolazione residente. E che verranno sempre associati a distruzione e morte. Queste due città, ormai metropoli, già da tempo sono tornate a rivivere.
Gli effetti e le conseguenze dell'esplosione non furono tutti subito chiari. Oltre alle macerie causate dalla forza d'urto dell'esplosione e dal fuoco divampato a causa del forte calore furono le radiazioni l'incognita principale.
A differenza delle altre bombe, quelle convenzionali, la bomba atomica emise grandi quantita' di radiazioni che portarono gravi danni. Penetrando profondamente nel corpo umano, queste danneggiavano cellule, alterarono il sangue, diminuirono la funzione di generazione del sangue, danneggiarono i polmoni, fegato e altri organi. I danni da radiazioni variavano considerabilmente a seconda della lontananza dall'ipocentro o dalla presenza di alti corpi di riparo. Le radiazioni iniziali emesse entro il primo minuto furono letali fino alla distanza di un chilometro. La maggior parte delle persone in quell'area morirono in pochi giorni. Molti di coloro che sembravano rimasti indenni ebbero conseguenze di vario genere e morirono pochi giorni o mesi dopo.
L'esplosione lascio' radiazione residua nel suolo per un lungo periodo. Di conseguenza, molti di coloro che entrarono in citta' dopo l'esplosione alla ricerca di parenti o colleghi di lavoro, nonche' coloro che arrivarono per aiutare i superstiti, ebbero sintomi simili a quelli con esposizione diretta alle radiazioni. Molti di questi morirono. 
Sintomi da radiazioni, onda d'urto e calore apparivano inesorabilmente subito dopo l'esplosione. Questi comprendevano, oltre alle lesioni esterne, vomito e perdita dell'appetito, insonnia, perdita dei capelli, vomito di sangue, sangue nelle urine, febbre, disordini mestruali, riduzione di leucociti e eritrociti. Anche senza lesioni esterne, i sintomi da radiazioni sembravano essere fatali per molti. Disordini acuti scomparivano verso dicembre del 1945 e si pensava che gli effetti della bomba fossero svaniti. Gli effetti delle radiazioni erano invece ben lontani dall'essere svaniti.
Giorgio GARNERO


"IL MAIALE PARLANTE GHIOTTO DI MARZAPANE"

C’era una volta un macellaio, che viveva in una casa di marzapane vicino ad un bosco.
Un bel giorno bussò alla sua porta una bella fanciulla che gli disse:
   < Sono Marianna, cerco riparo. Non ho più una casa perché i miei genitori mi hanno cacciata. La prego mi faccia entrare!>
Il macellaio la ospitò, ma ad una condizione: doveva aiutarla a catturare il maiale parlante che ogni settimana gli mangiava la casa.
La fanciulla accettò.
Un giorno, mentre stendeva il bucato, vide il maiale parlante mangiare la casa di marzapane, allora gridò:
   < Svelto, macellaio! Vieni a vedere! C’è il maiale parlante!>
Il maiale sussurrò:
   < E’ inutile che gridi, io ho un dono: scomparire…> e scomparve in un istante.
Quando arrivò il macellaio vide solo la casa mezza mangiata e gridò:
   < Tu! Sei una bugiarda! Vai via e non farti più vedere!>
La fanciulla cercò di spiegargli l’accaduto, ma non riuscì a convincere il macellaio, così scappò nel bosco piangendo.
Nel bosco fu guidata da una luce abbagliante, si avvicinò e vide una piccola fata-madrina che le disse:
   < Prendi questa ghianda incantata; esaudirà ogni tuo desiderio. Fai però attenzione a non esporla alla luce del sole, altrimenti si distruggerà e tutto ritornerà come prima.>
Marianna accettò, ringraziò e mise la ghianda nel sacco che portava sempre con sé.
Marianna espresse un desiderio: catturare il maiale parlante senza che questo scappasse. 
La ghianda fece il suo compito, e la ragazza portò il maiale dal macellaio. 
Quando il macellaio vide il maiale che tentava di mangiare la sua casa, si scusò con la ragazza. Mentre parlavano udirono grugnire il maiale e quando lo guardarono lo videro morto soffocato da un pezzo di marzapane. 
Il macellaio si voltò verso Marianna e le disse: 
   < Io volevo uccidere il maiale, ma a quanto pare è morto prima: ecco perché si dice che NE UCCIDE PIÙ LA GOLA DELLA SPADA. >      
Fornacini (1F), Pessina (1E)
Via Roma


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sabato 24 marzo 2012

"I GIOCHI DELLA SAVANA"


Un giorno, nella savana si organizzarono dei giochi per vedere chi fosse l’animale più forte, veloce  e astuto. Questi giochi consistevano in tre prove: una di memoria, una di velocità e una di forza . Arrivarono in finale tre animali: l’elefantino, che vinse la gara di memoria, l’antilope, che vinse la gara di velocità e il leone quella di forza.
I tre animali arrivarono a pari merito, però il leone prese il premio grazie alla sua forza; allora gli altri due animali fecero obiezioni.
Il direttore dei giochi così decise di organizzare un’ ultima gara, che racchiudeva le altre tre.
L’elefantino, essendo anche astuto disse: “ Leone, visto che sei tanto forte, va bene per te se io e     l’antilope decidiamo di scegliere noi la gara di forza?”
Pensando  che nessuno l’avrebbe potuto battere, il leone prepotente accettò.
La gara di velocità la vinse il leone, perché  l’antilope doveva aspettare l’elefantino.
La seconda la vinse la squadra, perché l’antilope si ricordò le sequenze che le dissero.
Nell’ ultima prova, quella di forza, bisognava alzare un masso. Il leone, da solo, non ce la fece, mentre l’antilope e l’elefantino sì.
In questo modo vinsero la sfida, perché: l’UNIONE FA LA FORZA.
Esposito Gioele (IC) Rossi Elvio (IC),                 
Via Roma


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venerdì 23 marzo 2012

LA CARPA BIRICHINA, fiaba


C’era una volta una carpa che amava fare scherzi a tutti e ogni anno, il primo di aprile, faceva scherzi alla gente del villaggio, in particolare  ai suoi amici, una mosca e un ranocchio.       
Quell’anno decise di fare lo scherzo dello stagno gelato.
Lo scherzo consisteva nel buttarsi nello stagno e far finta di annegare, rimanendo immobile per sembrare congelato.
In pieno inverno fece questo scherzo parecchie volte, il ranocchio e la mosca continuavano a cascarci e a tentare di salvarlo.
Dopo qualche tempo lo stagno gelò davvero e la carpa vi rimase dentro e iniziò a chiedere aiuto, ma il ranocchio e la mosca non le diedero retta.
Alla fine quando ormai era in punto di morte, il ranocchio e la mosca accorsero e le dissero:
”Facendo le tue buffonate ci hai rimesso la vita.”

Nella Lorenzo (IE), Eremita Marta (IF) - Via Roma



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lunedì 12 marzo 2012

Filastrocca sulla superstizione

E' passato un gatto nero,
sarò ucciso da un pistolero.
Si è rotto uno specchio,
non diventerò vecchio!
Sono passato sotto una scala
entrerò nel giro della "mala".
Pensi che sia la verità?
Allora sei proprio un baccalà!

MARTINA TONELLO

Poesia contro la superstizione

Ho visto un gatto nero
sarò ricordato come Omero.
Ho aperto un ombrello al chiuso
avrò tre miliardi pronti all'uso.
Ho rovesciato un chicco di sale
nessuno mi vorrà male.
Chi crede alla superstizione 
è uno stupidone 
che non vede la realtà 
e neanche la verità.
SABRINA GIOVANNETTI
1B , Via Roma

giovedì 5 gennaio 2012

IL MONDO GLOBALIZZATO e la felicità

Una vecchia vignetta (cita ancora le lire) molto eloquente sugli squilibri della globalizzazione.

Negli anni novanta, l'economia-mondo, nata nel 500 con la scoperta dell'America e le prime colonizzazioni europee, si strasformò successivamente in economia-globale. 
Questa trasformazione avvenne grazie ai sistemi tecnologici di comunicazione e di trasporto che hanno portato ad una rivoluzione ed evoluzione nel nostro pianeta. 
Le distanze tra i continenti e le persone si sono enormemente accorciate grazie ai trasporti veloci e a internet che hanno collegato popoli con meno possibilità di conoscenza ad altre realtà e a sistemi sociali più evoluti. Questo è un aspetto positivo, tenendo però conto che i sistemi tecnologici in sè non sono né buoni né cattivi, ma è l'uso o l'abuso che l'uomo e la società ne fanno. Anche gli esseri umani hanno sempre migrato in cerca di vita migliore come d'altra parte fanno gli animali. 
La differenza è che gli esseri umani non vengono trattati nello stesso modo perché trovano difficoltà burocratiche per potersi spostare ed inserire con l'intenzione di un futuro migliore per se stessi e per i loro figli. Questa è la realtà che vedo io, vorrei però spiegare la causa di questo spostamento che sembra naturale ma che crea disagi sociali. 
La causa più importante è economica. Il capitalismo per produrre ricchezza si è dovuto globalizzare ed attraverso la rete può spostare ricchezze a suo piacimento tenendo conto solamente del profitto. Secondo me questo fatto rende poco equilibrate le economie dei vari stati creando differenze tra la gente, infatti nel mondo troviamo pochi ricchi sempre più ricchi, indebolendo le classi medie portandole verso la povertà. 
La costruzione dell'Europa sarebbe dovuta servire per combattere le multinazionali che esercitano un potere politico, economico e mediatico a loro uso e consumo avendo come unico scopo moltiplicare il denaro. 
Una seconda causa oramai concentrata su tutto il pianeta è il P.I.L.(prodotto interno lordo) che se volessimo proseguire in totale armonia nel rispetto della natura e della figura umana lo potremmo sostituire con il F.I.L. (felicità interna lorda). 
Federico Taggiasco, 3^ B via Roma

venerdì 30 dicembre 2011

"Prima di tutto c'è il carattere", fiaba

C'era una volta una ragazza che passava tutto il suo tempo davanti allo specchio.
La madre e le sue sorelle, esasperate, le dicevano: "Ma come fai? La bellezza  non  è la vita..." e lei rispondeva:  "Cosa ne sapete voi... io voglio veramente  diventare una modella!!
Poi per me la bellezza è la vita..." e continuava per interminabili minuti, finchè le sorelle non se  ne andavano via.
Arrivò il giorno dell'audizione, c'erano moltissime modelle, tutte bellissime, ma  ogni volta che uscivano dallo studio del cast erano in lacrime e lei pensava  "Una con il naso storto  come lei" oppure  "Aveva le orecchie a sventola" o ancora "Con i capelli lisci e marroni (castani)  non aveva speranza!!" E andò avanti con le critiche per ore.
Quando stava per arrivare il suo turno, si voltò per fare una linguaccia alle altre e poi vide le sorelle così scoppiò in una risata di scherno.
Stette per un'ora intera nello studio ma, quando uscì, era stizzita e  arrabbiata nera.
Dopo molto tempo entrarono le sorelle che ne uscirono esultanti.
Cominciarono  a parlarle,ma lei non le ascoltava e dopo giorni di mutismo assoluto, vide una  lettera e la lesse: "Cara signora Remanno (era il cognome della madre), le ragazze che ci avete presentato non erano solo belle, ma anche gentili e simpatiche, così abbiamo deciso che faremo fare loro la prossima sfilata. Grazie e arrivederci. L'alta moda di Milano".
Il primo pensiero della sorella vanitosa fu quello di strappare la lettera e  buttarla via, poi la riguardò e capì che le sue sorelle erano state ammesse grazie al loro comportamento; rientrò a casa e lesse loro la lettera ad alta voce con un sorriso sulla bocca, le abbracciò e alla sfilata le  applaudì fino a farsi  diventare le mani tutte rosse.
Cosa era successo? Aveva finalmente capito che, come dicevano la mamma e le sorelle, la bellezza non è l'unica  cosa che conta: prima di tutto c'è il carattere.
Martina TONELLO, 1^B, via Roma 

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