Visualizzazione post con etichetta temi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta temi. Mostra tutti i post

mercoledì 14 dicembre 2011

L'importanza del lavoro


L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; questo è quello che la nostra costituzione dice a proposito del lavoro. Dice a noi che è fondamentale per la nostra repubblica e che senza il lavoro di tutti noi, non potremmo mai vivere con tutti i comfort che abbiamo. 
Questo ci fa capire che anche il più piccolo e umile dei lavori, anche il più insignificante, contribuisce in qualche modo all’economia del Paese, ed è anche grazie a quel piccolo e umile lavoro, se possiamo vivere così comodamente. 
 Nella nostra società esistono dei lavori “emarginati” perché considerati generalmente troppo umili o faticosi e spesso questo porta le persone che li svolgono a sentirsi degli sfortunati che fanno un lavoro da quattro soldi. Ritengo ciò profondamente ingiusto perché le persone che classificano i lavori in base all'umiltà e quindi ne disprezzano alcuni, forse sarebbero i primi a sentirne la mancanza, perché le cose che prima erano la normalità come le strade senza quei mucchi di foglie, gli anziani senza badanti, ecc. diventerebbero improvvisamente un enorme problema per tutti quanti noi. 
La nostra Costituzione è molto chiara a riguardo, perché ci dice che la nostra repubblica è fondata sul lavoro, su qualsiasi lavoro, nessuno escluso; e include quindi anche tutti quei lavori che noi, senza validi motivi, abbiamo definito “umili” e abbiamo trascurato. 
Inoltre proprio come dice l’articolo 1, la nostra è una Repubblica Democratica, e visto che Repubblica Democratica significa che il governo appartiene al popolo, è solo colpa nostra, se esistono dei lavori considerati più importanti e altri meno importanti, perché siamo stati noi, con il passare del tempo, a collegare a questi lavori la parola “umile”. 
Proprio per questo motivo è nostro compito ridonare a questi lavori l’importanza e l'attenzione che meritano.
Laura SIMONI

mercoledì 7 dicembre 2011

"Quel mostro chiamato Facebook"

Un tema a piacere
Dal 2008 in Italia e nel resto del mondo è incominciata la moda dei social network e in particolare di Facebook. 
 Questa cosa ha dato inizio ad una vera e propria malattia, ossia la dipendenza da Facebook, che si verifica nella maggior parte dei casi negli adolescenti. 
I sintomi della dipendenza da Facebook assomigliano proprio a quelli della dipendenza da droghe e sono ansia, paura di essere esclusi dal mondo, sudorazione fredda e possibilità di avere più personalità. Si ha sempre bisogno di aggiornare il profilo, condividere foto o esperienze virtuali e farsi sempre più amici irreali, tralasciando quelli veri ed immergendosi in un mondo che è tutto virtuale. In più, con questa mania di avere sempre più amici ci si può imbattere in brutte persone che si fingono amici e poi approfittano delle ragazzine ingenue. Così si finisce col vivere brutte esperienze che possono segnare la vita di un'adolescente. 
E' certo che Facebook è utile per trovare vecchie amicizie e per mantenere i contatti con amici lontani, ma sopratutto gli adolescenti tendono a lasciarsi prendere la mano e così finiscono in un ciclo che ti spinge a stare ore e ore online parlando o, meglio, chattando con persone che non hai mai visto, mettendosi in mostra. Perché alla fine i ragazzi usano Facebook per far vedere a tutti quanto sono belli e alla moda. In più penso che alcune persone si iscrivono a Facebook solo per fare i "pecoroni", nel senso che si iscrivono per il gusto di dire "Anch'io ho Facebook!". Quindi, se uno vuole essere originale basta dire "Io invece non ho Facebook!", no? 
Il problema è infatti il modo in cui i giovani usano Facebook, perché in alcuni Paesi dell'Africa, dove questo social network si sta diffondendo, Facebook viene usato come mezzo di comunicazione per scambiarsi opinioni e magari trovare un modo per ribellarsi contro governi ingiusti e non democratici o dittature. 
Pensate che in Egitto, se non sbaglio, una madre ha chiamato sua figlia Facebook proprio perché è stato una vera innovazione per quei Paesi! Per questo io penso che Facebook sia un mezzo di comunicazione straordinario, ma che se usato superficialmente per mettersi solo in mostra, è come un mostro che rovina la vita reale.
Valentina VALEPIANO

domenica 22 maggio 2011

"Lo studio è il cibo della mente"

Ecco il tema di Francesca RIVETTI, alunna della classe Terza A di Roverino, che ha meritato il terzo posto al  concorso per componimenti letterari "Quale futuro mi aspetta", organizzato dalla Federazione Maestri del Lavoro d'Italia - Consolato Regionale della Liguria.



Alcuni anni fa, anzi, parecchi anni fa, feci a mia nonna una domanda a cui lei non seppe rispondere e a cui nessuno mai potrà offrire una risposta certa, ovvero: “Quale futuro mi aspetta?”; da lei, ovviamente, non ebbi la risposta decisa ma mi tolse molti dubbi e mi confortò tanto da non farmi essere più un’adolescente confusa e spaesata nel mondo degli “adulti lavoratori”.
Con la sua voce rauca cominciò a parlare, chiudendo gli occhi, come quando si cerca qualcosa nella mente: <<Questa è una bella domanda, piccolina, e forse la più frequente, per te, in questo periodo. Quando io avevo la tua età i miei genitori spesso non erano a casa ma in campagna a lavorare per mantenere la nostra famiglia. Loro non erano andati a scuola per molto tempo, avevano frequentato, però, le elementari, e a quel tempo erano considerati piuttosto “colti” per essere solo contadini.
Ma la loro qualità era l’intelligenza.
Finite le scuole medie andai in un liceo classico molto ambito, con molti sensi di colpa: mio padre aveva aumentato le sue ore di lavoro e mia madre, quando era a casa, tesseva indumenti per poi venderli al mercato una volta alla settimana, perché il loro vecchio stipendi non era sufficiente e la retta scolastica era molto cara.
Io per ripagarli ero assolutamente impeccabile, avevo i voti alti a scuola e le mie pagelle erano sempre ottime, cercavo di chiedere loro il meno possibile e sbrigavo le faccende di casa.
Molti miei compagni abbandonavano perché non riuscivano a tenere il ritmo della scuola e per la severità dei professori, mentre io li “veneravo” e ringraziavo.
Nel frattempo trovai un lavoro presso un giornale locale e scrivendo piccole articoli arrotondavo e limitavo un po’ gli enormi sforzi dei mie sostenitori, dei miei “angeli custodi”, mamma e papà.
Presi la maturità con il massimo dei voti e mi iscrissi all’università. 
Fu molto dura e stressante, ma mi laureai in lettere con 110 e lode.
E dopo? Cercai lavoro per un po’, e fortunatamente due mesi dopo mi contattò il direttore di un quotidiano famoso in tutta Italia.
Pensai che fosse la manna dal cielo e accettai subito l’incarico.
Iniziai come “addetta all’archivio” e lo fui per un anno. Dopo varie promozioni diventai una delle principali giornaliste e autrici degli articoli più importanti, e finalmente riuscii a mantenere me e le persone a me care senza sforzo.
Fu uno dei momenti per me più belli e gratificanti.
Mi sposai ed ebbi tre figli.
Lavorai per quel giornale per trentacinque anni, poi mi licenzia perché molte cose erano cambiate, e scrissi un libro che non ho mai reso pubblico, forse un giorno lo farò.
So che ti avrò annoiata, con questo racconto, ma dato che non ti sei ancora addormentata vorrei spiegarti un semplice concetto.
Devi capire che non si deve mai sottovalutare la scuola e mai abbattersi o demoralizzarsi di fronte ad un ostacolo, piccolo o grosso che sia!
Io sono partita dal nulla ma negli anni ho sempre avuto la stessa idea nella testa: lo studio mi aiuta, lo studio è mio amico!
Tutti i sacrifici sono serviti, tutte le rinunce sono state ripagate dalle soddisfazioni che ho avuto.
Tu non puoi prevedere il tuo futuro, certamente, ma ascolta questo consiglio, cara: continua a studiare sempre, informati, fai in modo che il tuo cervello sia sempre in movimento e mai arrugginito ricordati di quanto sia importante un lavoro.
Cerca di non inciampare, e se mai un giorno dovessi cadere rialzati e ricomincia a leggere, scrivere, e fare ricerche, informarti, studiare, STUDIARE!>>.
Questo te lo ripeterò finche avrò la parola.
Io ho fatto il suo stesso lavoro per molti anni e ho sempre ricordato e sempre ricorderò le sue parole.
Ora sono nonna anche io.
Lo studio è il cibo della mente: ricordatelo, nipotina mia!


Francesca Rivetti, III A Roverino 

La premiazione di Francesca, articoli e fotografie [clicca qui]

martedì 17 maggio 2011

"Quello che ho nel cuore"



Edinson Cavani nell'interpretazione di Alessia Cristofaro
Tema sul libro "Quello che ho nel cuore" di Edinson Cavani‏
Siamo due ragazze di dodici anni e abbiamo letto un libro: "Quello che ho nel cuore" di Edinson Cavani. In questo libro Cavani ha voluto raccontare la sua vita; l'amore per il calcio; e una cosa che lo ha aiutato molto, la fede. Edinson è nato il 14 febbraio 1987, a Salto in Uruguay. Il centravanti del Napoli racconta la sua vita, che dall'età di quattro anni seguiva suo padre agli allenamenti, finché all'età di 16 anni andò a Montevideo per dei provini con le squadre grandi. 
Cavani si racconta come un ragazzo semplice, genuino e senza grilli per la testa. All'età di 18 anni incontra la sua attuale moglie Maria Soledad, la quale il 17 marzo 2011 gli regala la gioia del prima figlio, Bautista Cavani. In realtà Bautista non è il primo figlio della coppia, perché Sole e Edinson hanno perso un figlio a poche settimane che era nel pancione.
Il sogno più grande del "Matador" era quello di giocare nella Nazionale dell'Uruguay, La Celeste. Nel 2007 venne convocato nella Nazionale uruguayana Under-20, dove conquistò il titolo di capocannoniere con 7 reti. Sempre nel 2007 venne acquistato dal Palermo, dove ha giocato per 4 anni. Nel 2010 si formalizzò il suo passaggio dal Palermo al Napoli, società attuale in cui gioca, e riceve il premio per il calciatore più amato del 2010. 
Per Edinson la fede è molto importante, perché in ogni momento di difficoltà sa di non essere solo, perché al suo fianco c'è Dio. Lui, come Kakà e Felipe Melo, è un atleta di Cristo. Cavani in ogni capitolo del libro fa un riferimento alla religione. Il Matador, infatti, porta nel cuore una frase della Bibbia: " Semplice come una colomba, forte come un aquila". Questo libro ci ha dato molti insegnamenti, a tal punto che Edinson Cavani è diventato il nostro idolo. Ma non in senso calcistico, ma come persona. 
Alessia Cristofaro e Youssra Jhad


venerdì 13 maggio 2011

Una nota sì, ... ma di merito!

La notizia: Francesca RIVETTI, alunna della classe Terza A di Roverino si è aggiudicata il terzo posto al  concorso per componimenti letterari sul tema "Quale futuro mi aspetta", organizzato dalla Federazione Maestri del Lavoro d'Italia - Consolato Regionale della Liguria. Qui di seguito pubblichiamo alcune fotografie della premiazione e gli interventi dell'insegnante di Italiano di Francesca, professoressa Rosa Martini e del Maestro del Lavoro Luciano Frassoni. Complimenti, Francesca; Biancheri News sarebbe orgoglioso di pubblicare anche il tuo elaborato. :-)

UNA NOTA SI……..MA  DI MERITO !

 Il giorno 10 febbraio 2011 gli alunni delle due terze di Roverino hanno incontrato il signor Frassoni Luciano, maestro del Lavoro, che ha parlato delle regole e dei rapporti  che collegano la scuola
al mondo dell’occupazione, avvalendosi dell’esperienza acquisita e consolidata nella sua lunga carriera lavorativa.
Con questo incontro il signor Frassoni, sensibile alle difficoltà  che  le  giovani leve devono superare per l’inserimento nel mondo del lavoro, ha parlato delle sue personali competenze, della necessità di mettersi in gioco, di rinnovarsi e di adattarsi ai continui cambiamenti imposti dalla società moderna.
Al termine della visita “didattica”, dopo aver risposto esaurientemente alle domande dei ragazzi, il Maestro li ha invitati a partecipare ad un concorso, che consisteva nello svolgimento ( non facile) di un tema dal  titolo”Quale futuro  mi aspetta ? E’ la base della ricerca centrale del domani. Se si studia, lo sbocco è nel lavoro che non deve essere un privilegio, ma un diritto inalienabile”
Tre nostre alunne hanno risposto alle sollecitazioni ed  hanno aderito al Concorso, che ha contato più  di cento iscrizioni fra tutte le scuole Medie della  Regione ed una di loro ha vinto il terzo premio. Francesca Rivetti (3 A Roverino) ha così partecipato alla premiazione, avvenuta nel contesto della  celebrazione della XXVII Giornata del Lavoro, tenutasi il 12 Aprile 2011 a Genova, a Palazzo San Giorgio, nella prestigiosa Sala del Capitano, alla presenza di numerose autorità, di  insegnanti, familiari e compagni dei ragazzi.
Un “Brava” a Francesca , per aver fatto conoscere il nome della  Scuola Media Biancheri di Ventimiglia a tutta la Liguria !
Prof.ssa Rosa MARTINI


Federazione Maestri del Lavoro d’Italia
Consolato Regionale della Liguria

CONCORSO PER UN COMPONIMENTO  DAL TITOLO:

Quale futuro mi aspetta? E’ la base della ricerca di un problema centrale del domani. Se si studia, lo sbocco è nel lavoro che non deve essere un privilegio ma un diritto inalienabile.

************************
Il tema era riservato agli studenti della terza classe delle scuole secondarie di primo grado

Sono pervenuti al Consolato Regionale della Liguria 105 temi già selezionati dai propri docenti.

Una commissione d'esperti - presieduta dal prof. Francesco Orlando psicologo, Massimo Righi capo Redattore del Secolo XIX,  prof. Santino Buzzone docente di matematica e fisica,  prof.ssa Franca Rimenbrana già docente di lettere e il Maestro del Lavoro Console Regionale Emerito capitano Walter Robotti - hanno esaminato i componimenti premiando gli otto ritenuti migliori
Il primo e secondo premio è stato assegnato a due studentesse di La Spezia, il terzo premio è stato assegnato alla studentessa Francesca Rivetti della terza A della scuola Biancheri Cavour di Ventimiglia - Roverino.  La ragazza ha dimostrato una pregevole padronanza di linguaggio e forte personalità.

La premiazione si è svolta il 12 aprile scorso a Genova, presso il palazzo San Giorgio (1260), uno de più prestigiosi palazzi medioevali di Genova, fu sede della più antica “banca del mondo”. 

Presenti alla manifestazione Autorità civili e militari  tra cui il Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto, il  comandate dell’Alto Tirreno Ammiraglio Felicio Angrisano, l’Assessore Regionale Giovanni Vesco e  in rappresentanza della prefettura la dott.ssa Flavia Anania nonché  rappresentanti della Confindustria e Camera di Commercio di Genova.
Numeroso pubblico era presente nella meravigliosa Sala del Capitano concessaci, per l’occasione, dal Presidente del Porto di Genova Giovanni Merlo.
M.d.L. Luciano Frassoni


sabato 7 maggio 2011

La situazione dei profughi a Ventimiglia

Pubblichiamo in questo post un bel tema di Federico Taggiasco, alunno della classe 2^B di Via Roma. Ricordiamo ai nostri gentili lettori che i testi prodotti dai ragazzi vengono pubblicati senza subire alcuna correzione da parte degli insegnanti. Ciò, se da una parte ci costringe a sopportare qualche piccolo errore di ortografia e/o di sintassi, dall'altra garantisce l'assoluta genuinità delle abilità espressive dei nostri piccoli redattori. Inoltre siamo convinti che questo sistema farà crescere il desiderio di autocorrezione, prima dell'invio degli elaborati...


La situazione dei profughi a Ventimiglia, come in tutta Italia, continua a peggiorare.
Questa povera gente, con il suo carico di tristezza e di miseria, continua a giungere in Italia in cerca di un lavoro e di un futuro migliore.
Queste persone affrontano ogni giorno un viaggio molto prericoloso.
Qualche giorno fa, un altro barcone con a bordo 300 persone è affondato al largo di Lampedusa.
In questo terribile naufragio hanno perso la vita intere famiglie, donne e bambini.
Le testimonianze raccontano di uno scenario straziante.
Dispersi nel mare, vi erano i corpi di persone, ormai senza vita, che gallegiavano.
In questa pagina di storia l'Italia, per motivi geografici, si trova in prima linea a fronteggiare questa "onda umanitaria".
Secondo me, l'Europa ha i suoi limiti.
La Francia che è stata la prima nazione a bombardare la Libia per liberarla dalla dittatura di Gheddafi, ha assunto un comportamento di rifiuto e di intolleranza nei confronti di questa gente; forse .....per motivi politici.
La situazione nella mia città, Ventimiglia, rispecchia questa amara realtà.
Gruppi di rifugiati tentano ogni giorno di attraversare la frontiera, ma molti di essi, vengono puntualmente respinti in Italia, con la paura di essere rimpatriati.
Alcuni di loro sono profughi e altri clandestini. Vista la grave situazione, poco importa tale differenza.
Ci troviamo di fronte ad una vera tragedia nella quale sono coinvolti esseri umani e bisogna aiutarli senza alcuna distinzione.
Ventimiglia continua a fronteggiare questa emergenza umanitaria, grazie, oggi, alla C.R.I. (Croce Rossa Italiana), che si adopera ogni giorno e in ogni modo, alleviando la sofferenza a queste persone in cammino, speriamo per un futuro migliore. 


Federico Taggiasco II^ B

venerdì 8 aprile 2011

Profughi a Ventimiglia


Un tema in classe può essere l'occasione giusta per riflettere sul mondo che ci circonda, anche sulla nostra piccola città dove, a volte, accadono eventi che ci riportano alla Storia.
di Federico Taggiasco II^ B
Caro Poldo,
quando mi rivolgo a te è perchè sono triste e confuso perciò che sta accadendo nel mondo.
Come saprai nella mia città, Ventimiglia, in questi giorni sono giunti, dall'altra parte del Mediterraneo in guerra e in rivoluzione, molte persone in fuga da quella realtà terribile.
Certamente ho già vistoalla televisione queste immagini tristi, però vederle veramente mi provocano un miscuglio di sentimenti che non riesco nemmeno a mettere a fuoco lucidamente.
Essi sono ragazzi molto giovani con la pelle scura e hanno un atteggiamento fiero e dignitoso.
A piccoli gruppi, senza disturbare, camminano per la nostra città.
Sono pensierosi e tra di loro parlano arabo o francese.
Mio nonno mi ha raccontato che queste persone affrontano un viaggio molto pericoloso e che a volte, qualche barcone affonda nelle acque del mare con tutto il suo carico di umanità dolente.
la maggior parte di essi sbarcano nel porto di Lampedusa.
In uno di questi viaggi è nato addirittura un bambino. questa nascita in mare mi fa venire in mente la "Bibbia" nella parte in cui si narra quando Mosè fu salvato dalle acque.
sarà perchè sono ancora piccolo ma non riesco a capire il perchè nel nostro pianeta circolano liberamente i pesci, gli uccelli, il denaro, le armi e la droga e mi sembra proprio ingiusto che queste persone, che sono arrivate fino quì dopo tanti sacrifici non possano proseguire il loro viaggio.
Essi non vogliono rimanere quì, desiderano raggiungere amici o parenti che già vivono in Europa.
Quello che attira questa povera gente credo sia il modello europeo di società nella quale si vive con difficolta, a volte, ma dove ognuno può realizzare un progetto di vita.
Queste persone cercano un futuro. Non capisco la gente che prova sentimenti di intolleranza nei loro confronti.
Nella nostra storia noi italiani, abbiamo conosciuto questi dolori poichè siamo un popolo di emigranti.
La mia città in questa occasione si è dimostrata civile e umanamente disponibile dando a queste persone un'accoglienza dignitosa, alleviandogli il disagio e la sofferenza.
Io sono molto orgoglioso di questo e ringrazio le organizzazioni che hanno collaborato con l'Amministrazione Comunale.
Ciao Poldo, a presto con notizie migliori
il tuo grande amico Fede

giovedì 31 marzo 2011

La lettera

Cara Manuela,
come va a Londra? Tutto bene? Io sì! A scuola mi hanno appena dato il pagellino. Ho due 7, quattro 8, e tutti gli altri 9. Va bene!!! Sono in una classe fantastica! La mia migliore amica Matilde, è la mia vicina di banco. Anche i professori sono simpatici, ma non ho un preferito. Sono comprensivi e gentili, m anche un po' severi. Le mie materie preferite sono antologia, arte, musica e scienze. Le materie che non mi piacciono sono francese e tecnologia: è tutta precisione; non fa per me!!! Ma mi impegno lo stesso. Non vado d'accordo con alcuni dei miei compagni di classe, in particolare con una mia compagna. Nella scuola mi piacciono soprattutto il laboratorio di scienze e la biblioteca, dove ogni tanto andiamo a leggere con la prof. Palmero. Invece non mi piace il bagno. Sai che alcuni di noi si fermano a mensa a mangiare il martedì e il giovedì!? Il cibo non è buonissimo, però è un modo per stare tutti insieme (con un paio di tappi per le orecchie a portata di mano!!!).
Ti voglio tanto bene....
.... la tua cuginetta Alessandra!!!
Bezzato Alessandra, 2°B

venerdì 25 marzo 2011

Un sogno in punta di piedi


Salve,
sono Veronica Valepiano, un'ex alunna delle Biancheri (3^G - anno scolastico 2008/2009). Tramite mia sorella ho scoperto il blog della scuola e mi piacerebbe pubblicare il mio tema sulla danza. Se ciò non fosse possibile, grazie lo stesso.
Di Veronica VALEPIANO
Un sogno in punta di piedi
Vestita di body, collant, pantaloncini, scarpette e con i capelli legati uno stretto chignon, entro in palestra e tutti i miei pensieri vengono annullati, come se quella stanza fosse sotto l'influenza di qualche magia che non ti fa pensare ad altro che alla danza. Appoggio la mano destra alla sbarra, mi preparo mentalmente e fisicamente: schiena dritta e addominali contratti per l'equilibrio, collo e spalle rilassati e testa pronta a seguire la mano. Iniziamo col solito riscaldamento: plié, di nuovo plié e grand plié, cambré e poi si ripete il grand plié. Sempre la stesso semplice esercizio, ma ogni volta è sempre un'emozione sentire i muscoli contrarsi, rilassarsi e stirarsi! E' una gioia indescrivibile sentire il corpo che duole sotto lo sforzo dell'esecuzione di una variazione perfetta! 
E' una soddisfazione immensa togliersi le punte a fine lezione e scoprire che sul quarto dito del piede si è formata una bolla; in quel momento non penso al male che mi farà quando camminerò, ma capisco che mi sono davvero impegnata,che oggi sono migliorata un pochettino di più! Non posso certo sperare di diventare un'Eleonora Abbagnato o una Carla Fracci, ma mi impegno, ci metto tutta la mia forza di volontà durante le lezioni, dalla sbarra, al centro fino alla diagonale. 
Ogni tanto mi capita di vedere, in televisione o al computer, dei ballerini professionisti e un po' mi emoziono: osservo la perfezione dei loro movimenti, la leggerezza dei loro grand jeté, il modo armonioso in cui muovono le braccia e la facilità con cui compiono tutta la serie di saltelli, piroettes e prese. 
Penso che dopotutto anche loro hanno iniziato come me. Ricordo ancora la prima volta che ho varcato la soglia della palestra: sulle specchio il riflesso di una timida bambina di 6 anni, alta per la sua età, ma un po' paffutella, mi guardava. Marisa, la nostra insegnante, ci aveva fatto mettere alla sbarra e ci aveva insegnato il nostro primo esercizio. Così ha cominciato a crescere la mia passione, da un dégagé un po' storto ed un plié con le ginocchia troppo in avanti per essere considerato tale. Lezione dopo lezione la danza ha preso un posto nel mio cuore che, anche se non dovessi più continuare, rimarrà sempre riservato a lei.

giovedì 24 marzo 2011

"Ricostruiamo insieme il nostro Paese"

di Enrico SCRIBANO, 2A Roverino
"Il re Vittorio Emanuele 2°assume per sé e i suoi successori il titolo di re d'Italia unita.

Ordiniamo che la presente legge, munita del sigillo di stato, sia inserita nella raccolta degli atti del governo,
mandandola a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello stato".
Da Torino
Addì 17 marzo 1861"
(documento della legge n.4671 approvata dalla camera dei deputati il 14/03/1861 e dal Senato il 26/02/1861.
Legge revocata il 18 giugno 1946 con il referendum istituzionale).

Il 17 marzo per noi è una grande festa, o almeno così dovrebbe essere.
L'unità del nostro paese: L'ITALIA.
Molti grandi uomini si sono battuti per ottenerla: Garibaldi, Cavour, Mameli.... e Vittorio Emanuele 2°.

Ma ogni giorno a volte pensiamo "Ma si può festeggiare ora? C'è veramente questa unità?"
I politici, che sono quelli che dovrebbero iniziare il miglioramento, lo fanno veramente?
Fanno veramente il loro lavoro?
O lo fanno in modo che tutto sia a loro favore?
Ogni giorno si sente al telegiornale: il presidente... ha fatto... il ministro.... ha fatto...
Ma sinceramente a ognuno di noi interessa se il presidente del consiglio va con una donna o con un'altra?
Penso di no. Quindi BASTA!!!
Ci sono un sacco di giovani che hanno molte idee per far tornare a risplendere il nostro Paese.
Siamo i più ricchi di storia, che ogni giorno nel mondo viene studiata.
Siamo il paese con più siti protetti dall'UNESCO. E facciamoci un po' valere!!!!
Abbiamo questi meravigliosi siti e li trattiamo da schifo.
Perché non facciamo una repubblica giovane dove al posto di promuovere il Grande Fratello
promuoviamo la scuola e non tagliamo i, già pochi, fondi.
Poi ci sono molte persone che non se ne interessano e dicono "io non voto perché sono tutti ladri".
Ma perché privarsi di un diritto e un dovere? Ci sarà qualcuno che governa per il suo paese!
Ripuliamo le nostre città. Riportiamo il lavoro dove non c'è, ricreiamo il turismo.
Facciamo le cose che sappiamo fare solo noi: pasta, pizza, ragù, i tortellini...
Buttiamo a marcire in galera questi schifosi mafiosi.
Destituiamo tutti i politici che non servono a niente, ce n'è troppi!
Ricostruiamo il nostro paese. Allora sì che potremo gridare:

VIVA L'ITALIA

giovedì 10 marzo 2011

Cara Merry...

di Valentina Valepiano, 2 B

Cara Merry,
mi manchi molto e così ho deciso di scriverti.

Ti voglio raccontare di come sto andando a scuola.
Da poco ci hanno dato le pagelle, e dire che è andata bene è poco. Ma non dipingermi come una che sta sempre sui libri e che le piace studiare, perché non è vero, e lo sai benissimo.
E' praticamente il contrario. Fortuna forse? Non lo so, ma di sicuro mi aiuta molto stare attenta in classe. Comunque dal prossimo anno mi devo mettere sotto a fare gli schemi di tutto quello che ci danno da studiare, perché ho l'esame! Ho già paura adesso... In più mi immagino tutti i professori, seduti di fronte a me, seri, impassibili, in una grande stanza in penombra dove le voci rimbombano... Che terrore!
Comunque, tornando alla realtà, le mie materie preferite sono musica e inglese.
Musica perchè, bè, mi piace la musica e la professoressa è anche molto simpatica. A volte ci fa anche cantare, in coro. Ma ha detto una cosa che mi terrorizza letteralmente: che un giorno

venerdì 25 febbraio 2011

La disoccupazione giovanile


Parlando di una nostra verifica di italiano sulla comprensione del testo, è uscito fuori il problema della disoccupazione giovanile, dovuta alla mancanza di volontà presente nei giovani.
In Italia il 29% dei ragazzi di età dai 15 ai 24 anni è disoccupato; praticamente 3 ragazzi su 10 non hanno un lavoro.
Al giorno d'oggi i ragazzi non si accontentano del primo lavoro che gli viene offerto, perché troppo umile. Al contrario gli extracomunitari che iniziano con lo spazzare il pavimento poi arrivano anche a fare lavori più pagati e meno faticosi. Ad esempio qualche anno fa, a Torino, è stato indetto un concorso per necrofori e nessun italiano si presentò; si presentarono solo extracomunitari.
Anni fa non era così, perché un ragazzo di 20 anni aveva già imparato un mestiere ed era già indipendente dalla sua famiglia.
In questi ultimi tempi, tutto è cambiato: i giovani non hanno voglia di fare e al primo tentativo fallito, per trovar lavoro, abbandonano l'idea. Se invece i giovani mettessero su un'impresa imprenditoriale, o accettassero un lavoro "umile" ci sarebbe meno disoccupazione nel mondo.
Laura SIMONI, 2B Roverino


Articoli a caso...

Cerca in "Biancheri News"