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mercoledì 29 febbraio 2012

"Tredici anni è quell’età in cui..."


CRESCERE
A quattro anni vuoi conquistare il mondo, a cinque vuoi fare l’astronauta, a sei vuoi fare qualcosa di meno impegnativo:come il calciatore o la ballerina; e a tredici? A tredici anni non sai proprio cosa fare; tra la scuola media e la scelta di quella superiore, non hai tempo di pensare a quale lavoro vuoi fare da grande, perché stai crescendo e stai cambiando il modo di pensare e ti rendi conto che, ora come ora, è difficile conquistare il mondo e diventare un astronauta, un po’ meno diventare un calciatore o una ballerina, ma in questo caso ci vuole talento e se non l’hai sei fregato!
Tredici anni è quell’età in cui non sei più un bambino, e neanche un adulto e di conseguenza non ti trattano più come un bambino e neanche come un adulto ; a tredici anni non pensi più a giocare con le bambole o con i soldatini, e non pensi neanche che c’è crisi e che ci sono sempre più tasse da pagare, o almeno non più di tanto;  pensi solo a uscire e a stare con gli amici.
A tredici anni cresci, cambi il modo di pensare, diventi più responsabile e sai prendere decisioni importanti, come la prima: la scelta della scuola superiore; li devi pensare anche al tuo futuro, in quale scuola hai più possibilità, una volta finita, di trovare lavoro, e così svanisce anche l’ultima briciola di speranza rimasta di diventare un calciatore o una ballerina . puoi anche aspirare a diventare un magistrato o un avvocato, ma devi studiare, e al giorno c’è sempre meno gente che vuole studiare e laurearsi.
Crescere è sinonimo di cambiare, ed è difficile; crescendo diventi più indipendente e autoritario, fai spesso le cose per conto tuo senza tener conto, a volte, dei genitori. 
Da piccolo non vedi l’ora di diventare grande, comportandoti come tale, ma una volta grande vorresti tornare piccolo, non vorresti più crescere e invecchiare vorresti goderti la tua infanzia. Da piccolo pensi a cosa vorresti fare da grande, e da grande pensi  a cosa volevi fare da piccolo, come cambiare il mondo, e ti domandi “posso farlo”?  Certo che puoi farlo!
Spesso quando una persona cresce  perde la fantasia, e non è sempre un bene perché, a volte, è il caso che la fantasia ti ritorna e torni a pensare come un bambino e scopri che qualcosa di reale c’è!

Marta Mirto
(Giornalino web, 3B Roverino)

mercoledì 14 dicembre 2011

L'importanza del lavoro


L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; questo è quello che la nostra costituzione dice a proposito del lavoro. Dice a noi che è fondamentale per la nostra repubblica e che senza il lavoro di tutti noi, non potremmo mai vivere con tutti i comfort che abbiamo. 
Questo ci fa capire che anche il più piccolo e umile dei lavori, anche il più insignificante, contribuisce in qualche modo all’economia del Paese, ed è anche grazie a quel piccolo e umile lavoro, se possiamo vivere così comodamente. 
 Nella nostra società esistono dei lavori “emarginati” perché considerati generalmente troppo umili o faticosi e spesso questo porta le persone che li svolgono a sentirsi degli sfortunati che fanno un lavoro da quattro soldi. Ritengo ciò profondamente ingiusto perché le persone che classificano i lavori in base all'umiltà e quindi ne disprezzano alcuni, forse sarebbero i primi a sentirne la mancanza, perché le cose che prima erano la normalità come le strade senza quei mucchi di foglie, gli anziani senza badanti, ecc. diventerebbero improvvisamente un enorme problema per tutti quanti noi. 
La nostra Costituzione è molto chiara a riguardo, perché ci dice che la nostra repubblica è fondata sul lavoro, su qualsiasi lavoro, nessuno escluso; e include quindi anche tutti quei lavori che noi, senza validi motivi, abbiamo definito “umili” e abbiamo trascurato. 
Inoltre proprio come dice l’articolo 1, la nostra è una Repubblica Democratica, e visto che Repubblica Democratica significa che il governo appartiene al popolo, è solo colpa nostra, se esistono dei lavori considerati più importanti e altri meno importanti, perché siamo stati noi, con il passare del tempo, a collegare a questi lavori la parola “umile”. 
Proprio per questo motivo è nostro compito ridonare a questi lavori l’importanza e l'attenzione che meritano.
Laura SIMONI

domenica 22 maggio 2011

"Lo studio è il cibo della mente"

Ecco il tema di Francesca RIVETTI, alunna della classe Terza A di Roverino, che ha meritato il terzo posto al  concorso per componimenti letterari "Quale futuro mi aspetta", organizzato dalla Federazione Maestri del Lavoro d'Italia - Consolato Regionale della Liguria.



Alcuni anni fa, anzi, parecchi anni fa, feci a mia nonna una domanda a cui lei non seppe rispondere e a cui nessuno mai potrà offrire una risposta certa, ovvero: “Quale futuro mi aspetta?”; da lei, ovviamente, non ebbi la risposta decisa ma mi tolse molti dubbi e mi confortò tanto da non farmi essere più un’adolescente confusa e spaesata nel mondo degli “adulti lavoratori”.
Con la sua voce rauca cominciò a parlare, chiudendo gli occhi, come quando si cerca qualcosa nella mente: <<Questa è una bella domanda, piccolina, e forse la più frequente, per te, in questo periodo. Quando io avevo la tua età i miei genitori spesso non erano a casa ma in campagna a lavorare per mantenere la nostra famiglia. Loro non erano andati a scuola per molto tempo, avevano frequentato, però, le elementari, e a quel tempo erano considerati piuttosto “colti” per essere solo contadini.
Ma la loro qualità era l’intelligenza.
Finite le scuole medie andai in un liceo classico molto ambito, con molti sensi di colpa: mio padre aveva aumentato le sue ore di lavoro e mia madre, quando era a casa, tesseva indumenti per poi venderli al mercato una volta alla settimana, perché il loro vecchio stipendi non era sufficiente e la retta scolastica era molto cara.
Io per ripagarli ero assolutamente impeccabile, avevo i voti alti a scuola e le mie pagelle erano sempre ottime, cercavo di chiedere loro il meno possibile e sbrigavo le faccende di casa.
Molti miei compagni abbandonavano perché non riuscivano a tenere il ritmo della scuola e per la severità dei professori, mentre io li “veneravo” e ringraziavo.
Nel frattempo trovai un lavoro presso un giornale locale e scrivendo piccole articoli arrotondavo e limitavo un po’ gli enormi sforzi dei mie sostenitori, dei miei “angeli custodi”, mamma e papà.
Presi la maturità con il massimo dei voti e mi iscrissi all’università. 
Fu molto dura e stressante, ma mi laureai in lettere con 110 e lode.
E dopo? Cercai lavoro per un po’, e fortunatamente due mesi dopo mi contattò il direttore di un quotidiano famoso in tutta Italia.
Pensai che fosse la manna dal cielo e accettai subito l’incarico.
Iniziai come “addetta all’archivio” e lo fui per un anno. Dopo varie promozioni diventai una delle principali giornaliste e autrici degli articoli più importanti, e finalmente riuscii a mantenere me e le persone a me care senza sforzo.
Fu uno dei momenti per me più belli e gratificanti.
Mi sposai ed ebbi tre figli.
Lavorai per quel giornale per trentacinque anni, poi mi licenzia perché molte cose erano cambiate, e scrissi un libro che non ho mai reso pubblico, forse un giorno lo farò.
So che ti avrò annoiata, con questo racconto, ma dato che non ti sei ancora addormentata vorrei spiegarti un semplice concetto.
Devi capire che non si deve mai sottovalutare la scuola e mai abbattersi o demoralizzarsi di fronte ad un ostacolo, piccolo o grosso che sia!
Io sono partita dal nulla ma negli anni ho sempre avuto la stessa idea nella testa: lo studio mi aiuta, lo studio è mio amico!
Tutti i sacrifici sono serviti, tutte le rinunce sono state ripagate dalle soddisfazioni che ho avuto.
Tu non puoi prevedere il tuo futuro, certamente, ma ascolta questo consiglio, cara: continua a studiare sempre, informati, fai in modo che il tuo cervello sia sempre in movimento e mai arrugginito ricordati di quanto sia importante un lavoro.
Cerca di non inciampare, e se mai un giorno dovessi cadere rialzati e ricomincia a leggere, scrivere, e fare ricerche, informarti, studiare, STUDIARE!>>.
Questo te lo ripeterò finche avrò la parola.
Io ho fatto il suo stesso lavoro per molti anni e ho sempre ricordato e sempre ricorderò le sue parole.
Ora sono nonna anche io.
Lo studio è il cibo della mente: ricordatelo, nipotina mia!


Francesca Rivetti, III A Roverino 

La premiazione di Francesca, articoli e fotografie [clicca qui]

venerdì 13 maggio 2011

Una nota sì, ... ma di merito!

La notizia: Francesca RIVETTI, alunna della classe Terza A di Roverino si è aggiudicata il terzo posto al  concorso per componimenti letterari sul tema "Quale futuro mi aspetta", organizzato dalla Federazione Maestri del Lavoro d'Italia - Consolato Regionale della Liguria. Qui di seguito pubblichiamo alcune fotografie della premiazione e gli interventi dell'insegnante di Italiano di Francesca, professoressa Rosa Martini e del Maestro del Lavoro Luciano Frassoni. Complimenti, Francesca; Biancheri News sarebbe orgoglioso di pubblicare anche il tuo elaborato. :-)

UNA NOTA SI……..MA  DI MERITO !

 Il giorno 10 febbraio 2011 gli alunni delle due terze di Roverino hanno incontrato il signor Frassoni Luciano, maestro del Lavoro, che ha parlato delle regole e dei rapporti  che collegano la scuola
al mondo dell’occupazione, avvalendosi dell’esperienza acquisita e consolidata nella sua lunga carriera lavorativa.
Con questo incontro il signor Frassoni, sensibile alle difficoltà  che  le  giovani leve devono superare per l’inserimento nel mondo del lavoro, ha parlato delle sue personali competenze, della necessità di mettersi in gioco, di rinnovarsi e di adattarsi ai continui cambiamenti imposti dalla società moderna.
Al termine della visita “didattica”, dopo aver risposto esaurientemente alle domande dei ragazzi, il Maestro li ha invitati a partecipare ad un concorso, che consisteva nello svolgimento ( non facile) di un tema dal  titolo”Quale futuro  mi aspetta ? E’ la base della ricerca centrale del domani. Se si studia, lo sbocco è nel lavoro che non deve essere un privilegio, ma un diritto inalienabile”
Tre nostre alunne hanno risposto alle sollecitazioni ed  hanno aderito al Concorso, che ha contato più  di cento iscrizioni fra tutte le scuole Medie della  Regione ed una di loro ha vinto il terzo premio. Francesca Rivetti (3 A Roverino) ha così partecipato alla premiazione, avvenuta nel contesto della  celebrazione della XXVII Giornata del Lavoro, tenutasi il 12 Aprile 2011 a Genova, a Palazzo San Giorgio, nella prestigiosa Sala del Capitano, alla presenza di numerose autorità, di  insegnanti, familiari e compagni dei ragazzi.
Un “Brava” a Francesca , per aver fatto conoscere il nome della  Scuola Media Biancheri di Ventimiglia a tutta la Liguria !
Prof.ssa Rosa MARTINI


Federazione Maestri del Lavoro d’Italia
Consolato Regionale della Liguria

CONCORSO PER UN COMPONIMENTO  DAL TITOLO:

Quale futuro mi aspetta? E’ la base della ricerca di un problema centrale del domani. Se si studia, lo sbocco è nel lavoro che non deve essere un privilegio ma un diritto inalienabile.

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Il tema era riservato agli studenti della terza classe delle scuole secondarie di primo grado

Sono pervenuti al Consolato Regionale della Liguria 105 temi già selezionati dai propri docenti.

Una commissione d'esperti - presieduta dal prof. Francesco Orlando psicologo, Massimo Righi capo Redattore del Secolo XIX,  prof. Santino Buzzone docente di matematica e fisica,  prof.ssa Franca Rimenbrana già docente di lettere e il Maestro del Lavoro Console Regionale Emerito capitano Walter Robotti - hanno esaminato i componimenti premiando gli otto ritenuti migliori
Il primo e secondo premio è stato assegnato a due studentesse di La Spezia, il terzo premio è stato assegnato alla studentessa Francesca Rivetti della terza A della scuola Biancheri Cavour di Ventimiglia - Roverino.  La ragazza ha dimostrato una pregevole padronanza di linguaggio e forte personalità.

La premiazione si è svolta il 12 aprile scorso a Genova, presso il palazzo San Giorgio (1260), uno de più prestigiosi palazzi medioevali di Genova, fu sede della più antica “banca del mondo”. 

Presenti alla manifestazione Autorità civili e militari  tra cui il Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto, il  comandate dell’Alto Tirreno Ammiraglio Felicio Angrisano, l’Assessore Regionale Giovanni Vesco e  in rappresentanza della prefettura la dott.ssa Flavia Anania nonché  rappresentanti della Confindustria e Camera di Commercio di Genova.
Numeroso pubblico era presente nella meravigliosa Sala del Capitano concessaci, per l’occasione, dal Presidente del Porto di Genova Giovanni Merlo.
M.d.L. Luciano Frassoni


venerdì 25 febbraio 2011

La disoccupazione giovanile


Parlando di una nostra verifica di italiano sulla comprensione del testo, è uscito fuori il problema della disoccupazione giovanile, dovuta alla mancanza di volontà presente nei giovani.
In Italia il 29% dei ragazzi di età dai 15 ai 24 anni è disoccupato; praticamente 3 ragazzi su 10 non hanno un lavoro.
Al giorno d'oggi i ragazzi non si accontentano del primo lavoro che gli viene offerto, perché troppo umile. Al contrario gli extracomunitari che iniziano con lo spazzare il pavimento poi arrivano anche a fare lavori più pagati e meno faticosi. Ad esempio qualche anno fa, a Torino, è stato indetto un concorso per necrofori e nessun italiano si presentò; si presentarono solo extracomunitari.
Anni fa non era così, perché un ragazzo di 20 anni aveva già imparato un mestiere ed era già indipendente dalla sua famiglia.
In questi ultimi tempi, tutto è cambiato: i giovani non hanno voglia di fare e al primo tentativo fallito, per trovar lavoro, abbandonano l'idea. Se invece i giovani mettessero su un'impresa imprenditoriale, o accettassero un lavoro "umile" ci sarebbe meno disoccupazione nel mondo.
Laura SIMONI, 2B Roverino


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