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mercoledì 2 maggio 2012

CONTRO IL LAVORO MINORILE


I DIRITTI DEL FANCIULLO CONTRO IL LAVORO MINORILE

Da parte delle aziende dolciarie multinazionali c’è lo sfruttamento minorile nelle piantagioni di cacao. Inoltre, se si rifiutano di obbedire agli ordini vengono picchiati e maltrattati, se va bene, fanno un pasto al giorno, poco nutriente, quindi soffrono la fame. Se osano bere di nascosto vengono puniti severamente con il salto del pasto e vengono anche picchiati.
Questo è ingiusto perché ogni bambino ha il DIRITTO ALLA VITA. I Governi si impegnano a garantire a tutti i bambini la VITA e un’INFANZIA VERA.
I bambini NON DEVONO PATIRE LA FAME, DEVONO POTER RICEVERE LE MEDICINE, POTER ANDARE A SCUOLA E AVERE TEMPO PER IL GIOCO. Qualsiasi fanciullo ha il DIRITTO DI RIMANERE CON I PROPRI GENITORI e non deve essere allontanato da essi, se questo dovesse avvenire, il fanciullo deve essere affidato a PERSONE COMPETENTI. Comunque deve avere una crescita  ed un’ infanzia serena, pertanto quando i genitori divorziano il fanciullo deve avere la possibilità di vederli entrambi.
Il Comune deve fornire ASILI NIDO, SCUOLE E CENTRI DIURNI dove i bambini possono passare la giornata, in caso i genitori non potessero tenerlo durante il giorno per motivi di lavoro.

Luca Lo Bello e Francesco Bedini
1b Roverino

mercoledì 14 dicembre 2011

L'importanza del lavoro


L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; questo è quello che la nostra costituzione dice a proposito del lavoro. Dice a noi che è fondamentale per la nostra repubblica e che senza il lavoro di tutti noi, non potremmo mai vivere con tutti i comfort che abbiamo. 
Questo ci fa capire che anche il più piccolo e umile dei lavori, anche il più insignificante, contribuisce in qualche modo all’economia del Paese, ed è anche grazie a quel piccolo e umile lavoro, se possiamo vivere così comodamente. 
 Nella nostra società esistono dei lavori “emarginati” perché considerati generalmente troppo umili o faticosi e spesso questo porta le persone che li svolgono a sentirsi degli sfortunati che fanno un lavoro da quattro soldi. Ritengo ciò profondamente ingiusto perché le persone che classificano i lavori in base all'umiltà e quindi ne disprezzano alcuni, forse sarebbero i primi a sentirne la mancanza, perché le cose che prima erano la normalità come le strade senza quei mucchi di foglie, gli anziani senza badanti, ecc. diventerebbero improvvisamente un enorme problema per tutti quanti noi. 
La nostra Costituzione è molto chiara a riguardo, perché ci dice che la nostra repubblica è fondata sul lavoro, su qualsiasi lavoro, nessuno escluso; e include quindi anche tutti quei lavori che noi, senza validi motivi, abbiamo definito “umili” e abbiamo trascurato. 
Inoltre proprio come dice l’articolo 1, la nostra è una Repubblica Democratica, e visto che Repubblica Democratica significa che il governo appartiene al popolo, è solo colpa nostra, se esistono dei lavori considerati più importanti e altri meno importanti, perché siamo stati noi, con il passare del tempo, a collegare a questi lavori la parola “umile”. 
Proprio per questo motivo è nostro compito ridonare a questi lavori l’importanza e l'attenzione che meritano.
Laura SIMONI

domenica 22 maggio 2011

"Lo studio è il cibo della mente"

Ecco il tema di Francesca RIVETTI, alunna della classe Terza A di Roverino, che ha meritato il terzo posto al  concorso per componimenti letterari "Quale futuro mi aspetta", organizzato dalla Federazione Maestri del Lavoro d'Italia - Consolato Regionale della Liguria.



Alcuni anni fa, anzi, parecchi anni fa, feci a mia nonna una domanda a cui lei non seppe rispondere e a cui nessuno mai potrà offrire una risposta certa, ovvero: “Quale futuro mi aspetta?”; da lei, ovviamente, non ebbi la risposta decisa ma mi tolse molti dubbi e mi confortò tanto da non farmi essere più un’adolescente confusa e spaesata nel mondo degli “adulti lavoratori”.
Con la sua voce rauca cominciò a parlare, chiudendo gli occhi, come quando si cerca qualcosa nella mente: <<Questa è una bella domanda, piccolina, e forse la più frequente, per te, in questo periodo. Quando io avevo la tua età i miei genitori spesso non erano a casa ma in campagna a lavorare per mantenere la nostra famiglia. Loro non erano andati a scuola per molto tempo, avevano frequentato, però, le elementari, e a quel tempo erano considerati piuttosto “colti” per essere solo contadini.
Ma la loro qualità era l’intelligenza.
Finite le scuole medie andai in un liceo classico molto ambito, con molti sensi di colpa: mio padre aveva aumentato le sue ore di lavoro e mia madre, quando era a casa, tesseva indumenti per poi venderli al mercato una volta alla settimana, perché il loro vecchio stipendi non era sufficiente e la retta scolastica era molto cara.
Io per ripagarli ero assolutamente impeccabile, avevo i voti alti a scuola e le mie pagelle erano sempre ottime, cercavo di chiedere loro il meno possibile e sbrigavo le faccende di casa.
Molti miei compagni abbandonavano perché non riuscivano a tenere il ritmo della scuola e per la severità dei professori, mentre io li “veneravo” e ringraziavo.
Nel frattempo trovai un lavoro presso un giornale locale e scrivendo piccole articoli arrotondavo e limitavo un po’ gli enormi sforzi dei mie sostenitori, dei miei “angeli custodi”, mamma e papà.
Presi la maturità con il massimo dei voti e mi iscrissi all’università. 
Fu molto dura e stressante, ma mi laureai in lettere con 110 e lode.
E dopo? Cercai lavoro per un po’, e fortunatamente due mesi dopo mi contattò il direttore di un quotidiano famoso in tutta Italia.
Pensai che fosse la manna dal cielo e accettai subito l’incarico.
Iniziai come “addetta all’archivio” e lo fui per un anno. Dopo varie promozioni diventai una delle principali giornaliste e autrici degli articoli più importanti, e finalmente riuscii a mantenere me e le persone a me care senza sforzo.
Fu uno dei momenti per me più belli e gratificanti.
Mi sposai ed ebbi tre figli.
Lavorai per quel giornale per trentacinque anni, poi mi licenzia perché molte cose erano cambiate, e scrissi un libro che non ho mai reso pubblico, forse un giorno lo farò.
So che ti avrò annoiata, con questo racconto, ma dato che non ti sei ancora addormentata vorrei spiegarti un semplice concetto.
Devi capire che non si deve mai sottovalutare la scuola e mai abbattersi o demoralizzarsi di fronte ad un ostacolo, piccolo o grosso che sia!
Io sono partita dal nulla ma negli anni ho sempre avuto la stessa idea nella testa: lo studio mi aiuta, lo studio è mio amico!
Tutti i sacrifici sono serviti, tutte le rinunce sono state ripagate dalle soddisfazioni che ho avuto.
Tu non puoi prevedere il tuo futuro, certamente, ma ascolta questo consiglio, cara: continua a studiare sempre, informati, fai in modo che il tuo cervello sia sempre in movimento e mai arrugginito ricordati di quanto sia importante un lavoro.
Cerca di non inciampare, e se mai un giorno dovessi cadere rialzati e ricomincia a leggere, scrivere, e fare ricerche, informarti, studiare, STUDIARE!>>.
Questo te lo ripeterò finche avrò la parola.
Io ho fatto il suo stesso lavoro per molti anni e ho sempre ricordato e sempre ricorderò le sue parole.
Ora sono nonna anche io.
Lo studio è il cibo della mente: ricordatelo, nipotina mia!


Francesca Rivetti, III A Roverino 

La premiazione di Francesca, articoli e fotografie [clicca qui]

venerdì 25 febbraio 2011

La disoccupazione giovanile


Parlando di una nostra verifica di italiano sulla comprensione del testo, è uscito fuori il problema della disoccupazione giovanile, dovuta alla mancanza di volontà presente nei giovani.
In Italia il 29% dei ragazzi di età dai 15 ai 24 anni è disoccupato; praticamente 3 ragazzi su 10 non hanno un lavoro.
Al giorno d'oggi i ragazzi non si accontentano del primo lavoro che gli viene offerto, perché troppo umile. Al contrario gli extracomunitari che iniziano con lo spazzare il pavimento poi arrivano anche a fare lavori più pagati e meno faticosi. Ad esempio qualche anno fa, a Torino, è stato indetto un concorso per necrofori e nessun italiano si presentò; si presentarono solo extracomunitari.
Anni fa non era così, perché un ragazzo di 20 anni aveva già imparato un mestiere ed era già indipendente dalla sua famiglia.
In questi ultimi tempi, tutto è cambiato: i giovani non hanno voglia di fare e al primo tentativo fallito, per trovar lavoro, abbandonano l'idea. Se invece i giovani mettessero su un'impresa imprenditoriale, o accettassero un lavoro "umile" ci sarebbe meno disoccupazione nel mondo.
Laura SIMONI, 2B Roverino


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