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sabato 2 giugno 2012

"Una sirena spensierata"

La Poesia



UNA SIRENA SPENSIERATA

Vorrei volare con la fantasia,
dovunque,
però non ci riesco,
ho paura di tentare,
ho paura di non essere accettata,
ho paura di essere umiliata.


Vorrei gridare, 
vorrei gridare che cosa sarei con la mia fantasia,
ma ho paura.
Ho paura,
paura e,
solo paura.


Con la mia fantasia,
io sarei una sirena,
libera,
che nuota,
e che non pensa ai problemi che ha,
una sirena spensierata in libertà, 
questo sarei.
                             

Chiara Basilii,1B Roverino

mercoledì 30 maggio 2012

lunedì 14 maggio 2012

"Due grandi amici"

Il racconto

C'erano due amici, uno di nome Marco e uno Paolo; giocavano sempre insieme.
Un giorno però Marco dovette partire perché suo padre doveva lavorare.
Quando Marco parti i due si misero a piangere ma poi passò tutto.
Mentre marco volava per andare in Giappone i due si mandarono messaggi e chiamate.
Quando Marco arrivò a destinazione c'era subito una signora che li portò nella loro casa in affitto.
La casa era molto grande: aveva due bagni giganti, quattro camere, due saloni, uno per mangiare e uno per guardare la tv, ecc.
Marco lì conosce subito un ragazzino di 11 anni come lui. Marco prende subito confidenza con Bruce il ragazzino inglese che si trovava lì perché anche suo padre si era dovuto spostare per lavoro.
Loro due, Marco e Bruce diventarono migliori amici, Marco fino a dimenticarsi di Paolo.
Quando Marco tornò si mandarono messaggi solo con Bruce e allora Paolo subito era un po' curioso ma poi Marco gli raccontò tutto.
Da quel giorno Paolo diventò geloso.
Marco però non aveva dimenticato Paolo anzi gli disse che lì si era annoiato molto e che era meglio lui, allora Paolo sorrise e ritornarono a giocare insieme. Per tutta la vita stettero vicini e amici come sempre.
Danilo Misitano
1B Roverino

venerdì 11 maggio 2012

La discesa agli Inferi

Il disegno
GLI INFERI
di Rebecca Ballestra
Ermes e Persefone al cospetto di Ade
Disegno di Rebecca Ballestra, 1B Roverino

giovedì 10 maggio 2012

"Finalmente si mangia..."

La classe 1B di Roverino sta svolgendo una ricerca sullo sfruttamento dei minori.
Questo disegno di Barbara SOLMI ci mostra un bambino impegnato nella raccolta di semi di cacao in un'azienda agricola di un Paese dell'America Latina.
Su questo argomento la Classe sta preparando una vera e propria "campagna" - coordinata dalla prof.ssa Annunziata Venturelli - di cui vi daremo notizie nei prossimi giorni.

Disegno di Barbara Solmi, 1B Roverino

sabato 5 maggio 2012

"UNO STRANO NATALE"

 Il racconto
UNO STRANO NATALE
di Francesco Bedini
Un Babbo Natale diverso dal solito, nel racconto di Francesco Bedini.
Cinque amici di mezza età, di nome Giovanni, Paolo, Luca, Martina e Sara, un giorno, ricevettero un biglietto di invito anonimo per passare le vacanze di Natale in un castello non molto lontano. I cinque amici ne discussero un po’ ma non individuarono l’anonimo proprietario del castello; decisero comunque di andare pensando ad una festa a sorpresa o un invito di un amico.
La mattina del 24 dicembre 1973, Giovanni, Paolo, Luca, Martina e Sara, con le loro valigie partirono per raggiungere il castello. Dopo un'oretta di viaggio iniziarono a salire una stradina di montagna desolata ma piena di decorazioni natalizie. Alla fine della stradina, in cima, trovarono il castello: era tutto illuminato da luci natalizie e decori bellissimi. I cinque amici aprirono la porta e trovarono subito una lettera sul tavolo che diceva: “Tantissimi auguri di Buon Natele, nel castello troverete molte cose inaspettate ma non vi preoccupate!”. Paolo, una volta letta la lettera, la mise in valigia e non si preoccupò di nulla. Gli amici cercarono di capire chi poteva averla scritta; non arrivarono ad una conclusione e scherzando ringraziarono l’anonimo autore per gli auguri di Natale.

Martina e Sara andarono in cucina per preparare la cena, mentre Giovanni, Paolo e Luca raggiunsero le stanze del piano superiore con le valigie. La cucina era perfetta, non mancava nulla; allora decisero il menù da cucinare per la cena di Natale e con molto entusiasmo prepararono tutto. Gli altri, al piano di sopra, perlustrarono tutte le stanze tranne una chiusa a chiave. Sistemarono bene le valigie e misero tutti i regali in un sacco natalizio per la sera.
Alle nove tutti si sedettero a tavola ed iniziarono la cena; mangiarono di tutto e quando scoccò la mezzanotte Luca andò a prendere il sacco dei regali di Natale, vide la porta della stanza non visitata socchiusa e ciò lo inquietò, andò comunque a prendere il sacco dei regali che era vuoto. Fu assalito alle spalle da qualcuno che con un coltello affilato lo uccise e lo mise nel sacco; l’assassino uscì dalla finestra con il sacco contenente il cadavere.
Dopo un po’ i quattro amici cominciarono a chiamare Luca per capire dov’era quando sentirono bussare alla porta d’ingresso, Martina credendo fosse l’anonimo amico che li aveva invitati andò ad aprire la porta e trovò Babbo Natale. Lo fece entrare e lo invitò a tavola. Babbo Natale non parlò molto e dopo averli salutati, prima di andarsene, disse: “chi di voi tornerà?” Sara, colpita da quella frase, andò all’uscio ma quando aprì la porta non lo vide più e trovò solo il sacco dei regali macchiato di sangue e contenente qualcosa. Chiamò terrorizzata gli altri tre amici. Portarono il sacco dentro e quando lo aprirono trovarono al posto dei regali il cadavere di Luca. Allora i quattro amici rimasti andarono nelle stanze del primo piano per cercare qualche indizio ma una volta arrivati nelle camere trovarono nella stanza che prima era chiusa a chiave tutti i regali sparsi sul pavimento
Martina, Sara e Giovanni corsero fuori dal castello per salire in macchina e fuggire; quando aprirono la porta però non videro la macchina, ma solo un coltello insanguinato, quello che probabilmente aveva ucciso Luca. Si fecero coraggio e cercarono di prenderlo quando vennero investiti dalla loro macchina e accoltellati a loro volta. Paolo non sentendoli più si affaccio alla finestra e vide i loro tre cadaveri schiacciati dalla macchina. Lui, ormai sicuro della sua brutale fine si chiuse in bagno e decise di passare la notte là. La mattina fece chiaro presto e decise coraggiosamente di uscire dal bagno, guardandosi bene intorno scese le scale e sul tavolo trovo tutto il pranzo pronto e Babbo Natale seduto lì ad aspettarlo. Scese le scale e in silenzio si sedette al tavolo apparecchiato, chiese addolorato a Babbo Natale il perché di tutti quei delitti ma il vecchio non rispose, Paolo molto preoccupato rimase là seduto, immobile ma quando Babbo Natale si alzò per dirigersi in cucina, Paolo vide la lama di un coltello sotto la cintura, allora si alzò in silenzio e scappò, salì in macchina e allontanandosi vide sullo specchietto retrovisore Babbo Natale con in mano quel coltello che aveva ucciso i suoi amici. In quel momento capì tutto, il proprietario del castello sotto le sembianze di Babbo Natale era un crudele assassino che era ricercato nella zona da molti anni per aver commesso tanti efferati delitti!
Francesco Bedini
1B, Roverino

mercoledì 2 maggio 2012

CONTRO IL LAVORO MINORILE


I DIRITTI DEL FANCIULLO CONTRO IL LAVORO MINORILE

Da parte delle aziende dolciarie multinazionali c’è lo sfruttamento minorile nelle piantagioni di cacao. Inoltre, se si rifiutano di obbedire agli ordini vengono picchiati e maltrattati, se va bene, fanno un pasto al giorno, poco nutriente, quindi soffrono la fame. Se osano bere di nascosto vengono puniti severamente con il salto del pasto e vengono anche picchiati.
Questo è ingiusto perché ogni bambino ha il DIRITTO ALLA VITA. I Governi si impegnano a garantire a tutti i bambini la VITA e un’INFANZIA VERA.
I bambini NON DEVONO PATIRE LA FAME, DEVONO POTER RICEVERE LE MEDICINE, POTER ANDARE A SCUOLA E AVERE TEMPO PER IL GIOCO. Qualsiasi fanciullo ha il DIRITTO DI RIMANERE CON I PROPRI GENITORI e non deve essere allontanato da essi, se questo dovesse avvenire, il fanciullo deve essere affidato a PERSONE COMPETENTI. Comunque deve avere una crescita  ed un’ infanzia serena, pertanto quando i genitori divorziano il fanciullo deve avere la possibilità di vederli entrambi.
Il Comune deve fornire ASILI NIDO, SCUOLE E CENTRI DIURNI dove i bambini possono passare la giornata, in caso i genitori non potessero tenerlo durante il giorno per motivi di lavoro.

Luca Lo Bello e Francesco Bedini
1b Roverino

La Cena ebraica a Roverino

Video a cura del prof. Dino Palmero
Racconto della cena ebraica

Il 26 marzo è stato un giorno molto bello per noi ragazzi della I A di Roverino, perché ci siamo preparati per il momento più importante per gli Ebrei: la cena pasquale.
La professoressa Stancati ci ha divisi in quattro gruppi da sei e ci siamo adoperati per preparare alcuni piatti tradizionali: il pane azzimo e tre tipi diversi di charoset, dolci a base di frutta fresca, frutta secca, spezie e vino. Noi abbiamo deciso di preparare le diverse varianti sia per curiosità, sia perché una di queste non prevedeva l’alcool, così anche i compagni di religione musulmana avrebbero potuto assaggiare senza problemi.
Il giorno seguente la professoressa Stancati con l’aiuto di Alessandro e Omayema ha apparecchiato una lunga tavola in mensa, mettendo a capotavola un piatto e un calice di legno, perché è usanza per gli Ebrei preparare un posto in più per l’arrivo del profeta Elia. In ogni piatto erano presenti tre pezzetti di pane azzimo ed un uovo sodo, che ciascuno di noi aveva portato da casa.
Alla seconda ora, durante la nostra lezione di Religione, dopo esserci preparati a questo evento, ci siamo recati in mensa per la celebrazione. Quando eravamo tutti seduti, la prof.ssa Venturelli ha distribuito un foglio sul quale venivano spiegati tutti i passaggi da svolgere per eseguire correttamente i riti della cena ebraica.
Sul tavolo, oltre alle pietanze da noi preparate, erano presenti anche le erbe amare (sedano), acqua e aceto. Ciascuno di questi cibi ha un significato: lo charoset ricorda i mattoni impastati con argilla e paglia, preparati dagli Ebrei quando erano in Egitto; le erbe amare, la sofferenza della schiavitù; il pane azzimo, il fatto che non avevano avuto tempo di farlo lievitare, a causa della fuga.
A un certo punto il più giovane di noi, Badr, si è alzato in piedi e ha formulato una domanda, che tutt’ora viene ripetuta in occasione della cena ebraica: “Perché questa sera facciamo questo?”; la professoressa Venturelli ha risposto “Facciamo questo in ricordo della Pasqua ebraica”. Poi abbiamo preso i pezzetti di pane e li abbiamo disposti uno sull’altro; la professoressa ci ha detto di prendere quello centrale e di spezzarlo: una parte l’abbiamo messa sotto il piatto, l’altra l’abbiamo mangiata.
Dopo aver letto alcuni passaggi, Adriano ha aperto la porta per far entrare il profeta Elia; la professoressa ha letto ancora alcune frasi di rito ed è stato distribuito il sedano con l’aceto, che abbiamo mangiato insieme allo charoset, gustando, nello stesso tempo, sapori dolci e amari. Infine, abbiamo consumato liberamente tutto il resto del cibo.
Al termine di questa cerimonia abbiamo cantato tutti insieme “Alla fiera dell’Est”, che è un canto tradizionale ebraico.
Queste giornate sono state per noi molto belle, emozionanti ed istruttive, perché abbiamo lavorato insieme come una vera “squadra”, abbiamo ottenuto un buon risultato e abbiamo imparato le usanze di un’altra cultura.
Questa esperienza la ricorderemo per sempre!
Gli alunni della I A di Roverino  



venerdì 20 aprile 2012

"...mi sento al settimo cielo"

I BULLI


Per me i bulli sono persone che hanno problemi… il più delle volte derivano dalla mancanza dei genitori a casa.
 Avendo questi problemi hanno bisogno di mettersi in mostra. Non trovando persone con cui confidarsi, si sfogano con atti di sopraffazione verso i più deboli.
Io ho subito personalmente degli atti di bullismo, che mi hanno rovinato la vita dell’ultimo anno di scuola primaria. Hanno cominciato a prendermi in giro. Mi hanno coinvolto nel prendere in giro una mia amica. In seguito mi scaricarono tutta la colpa addosso. Mi tormentavano, non avevo più amici della mia età. Tornavo tutti i giorni a casa piangendo, dicendo che mi avevano, di nuovo, fatto un torto. In un primo momento le maestre e i miei genitori, pensavano  che fossi pazza. Poi però, i bulli hanno iniziato a tormentare i bambini più piccoli. I genitori si sono lamentati, ma io sono finita a fare 10 sedute di autostima dallo psicologo. Ma non mi sono servite a niente!
I bulletti  continuavano a prendermi in giro. Sono arrivati a tal punto da picchiarmi, tagliarmi il dizionario e da buttarmi il cappello nel water. Se la prendevano pure con mio fratello più piccolo di 7 anni. Le insegnanti, naturalmente, non vedevano mai niente e come al solito non veniva mai punito nessuno. Io avevo paura di andare a scuola, anche perché in quei giorni non c’ era la mia maestra preferita. Purtroppo le era mancato il marito. Poi lei ha superato il suo dolore e ha dato molto sostegno morale anche a me. GRAZIE MAESTRA MARISA!!!
Adesso sono alle medie, i miei compagni di classe sono tutti miei amici e mi stimano tantissimo! I vecchi compagni li vedo di passaggio sul pulmino, non danno più fastidio. Nella scuola di Roverino mi sento al settimo cielo!!
 W LA SCUOLA
&
 ABBASSO I BULLI    
   
 Rebecca Ballestra 
1^ B Roverino
(Giornalino Web)

giovedì 12 aprile 2012

"GIGI E LE ORECCHIE A SVENTOLA"

Il racconto

Nella scuola di Vattelapesca nessuno aveva mai visto le orecchie di Gigi, perché non si toglieva mai il cappuccio della felpa.
Tutti gli dicevano di toglierselo ma lui non lo toglieva perché non voleva esssere preso in giro dagli altri bambini per le orecchie a sventola.
Un giorno un ragazzino andò da lui e gli disse: "Perché non ti togli mai il cappuccio? Hai forse un problema?". Gigi restò in silenzio per qualche secondo e poi rispose: "Sì, ho un problema ma mi vergogno molto a dirlo".
Il bambino a un certo punto gli disse: "Sai, non ti dovresti vergognare: molti bambini come te potrebbero avere il tuo stesso problema! Prendi me ad esempio: io non vedo molto bene, però mi accettano tutti e poi tu sei molto simpatico e se hanno accettato me accetteranno anche te. Ma comunque tu che problema hai?".
Gigi rispose: "Io ho le orecchie a sventola, sembro l'elefantino Dumbo, è possibile anche che io riesca a volare!".
Il bambino gli disse: "Vieni con me. Io mi chiamo Samuele".
Allora Samuele prese Gigi per mano e lo portò dai compagni e chiese a tutti se volevano vedere le sue orecchie. Tutti risposero di sì, e allora Gigi si tolse il cappuccio. Gigi aveva i capelli così belli che nessuno si accorse delle sue orecchie e dopo quel giorno Gigi e Samuele diventarono migliori amici e nessuno lo prese mai più in giro.
Sharon ANDREACCHIO
1B Roverino

Laboratorio di scrittura creativa:
"Riflettere su di sé. Sai valorizzarti? "

domenica 1 aprile 2012

"PRIGIONIA"

POESIA

PRIGIONIA
di Artiom BERRO

Vorrei cantare,
pioggia su mare,
ma non ci riesco,
intrappolato nell’obelisco
delle emozioni,
dalle limitate azioni.

Vorrei girare il mondo,
senza andare in tondo,
intrappolato in questa sfera,
scatenando una bufera;
finendo questa prigionia
e mi riprendo la vita mia.

Artiom Berro, 1^B Roverino

martedì 27 marzo 2012

"LA BATTAGLIA PER LA MOSCA"

In uno stagno gelato vivevano un ranocchio e una carpa.
Un giorno passò di lì una mosca che era al corrente del pericolo di essere mangiata sia dal ranocchio, sia dalla carpa, tutti e due affamatissimi.
Questi ultimi, vedendo la mosca arrivare, litigarono per mangiarla.
I due decisero di gareggiare per ottenere la mosca, il ranocchio disse alla carpa:
<< Riuscirò a mangiarla io, la mosca!>>.
<<Ma sei proprio sicuro?>> ribattè la carpa.
Il ranocchio, fingendo stupore, rispose :
<< Guarda là!!! >>.
La carpa si distrasse e il ranocchio mangiò la mosca.
Il ranocchio ancora affamato, stuzzicato dalla bontà della mosca, decise di divorare la carpa, e, con la sua lunga lingua la raggiunse; lei però, afferrò la lingua del ranocchio, lo trascinò giù per un lungo periodo e lo fece affogare.
La favola insegna che: “CHI LA FA L’ASPETTI! “.
Coppola Gloria (IC), Eremita Gianmarco (IF)
Via Roma


Laboratorio di potenziamento di Italiano - Classi Prime:
Inventare una fiaba/favola a coppie, partendo da elementi dati

lunedì 26 marzo 2012

"IL MAIALE PARLANTE GHIOTTO DI MARZAPANE"

C’era una volta un macellaio, che viveva in una casa di marzapane vicino ad un bosco.
Un bel giorno bussò alla sua porta una bella fanciulla che gli disse:
   < Sono Marianna, cerco riparo. Non ho più una casa perché i miei genitori mi hanno cacciata. La prego mi faccia entrare!>
Il macellaio la ospitò, ma ad una condizione: doveva aiutarla a catturare il maiale parlante che ogni settimana gli mangiava la casa.
La fanciulla accettò.
Un giorno, mentre stendeva il bucato, vide il maiale parlante mangiare la casa di marzapane, allora gridò:
   < Svelto, macellaio! Vieni a vedere! C’è il maiale parlante!>
Il maiale sussurrò:
   < E’ inutile che gridi, io ho un dono: scomparire…> e scomparve in un istante.
Quando arrivò il macellaio vide solo la casa mezza mangiata e gridò:
   < Tu! Sei una bugiarda! Vai via e non farti più vedere!>
La fanciulla cercò di spiegargli l’accaduto, ma non riuscì a convincere il macellaio, così scappò nel bosco piangendo.
Nel bosco fu guidata da una luce abbagliante, si avvicinò e vide una piccola fata-madrina che le disse:
   < Prendi questa ghianda incantata; esaudirà ogni tuo desiderio. Fai però attenzione a non esporla alla luce del sole, altrimenti si distruggerà e tutto ritornerà come prima.>
Marianna accettò, ringraziò e mise la ghianda nel sacco che portava sempre con sé.
Marianna espresse un desiderio: catturare il maiale parlante senza che questo scappasse. 
La ghianda fece il suo compito, e la ragazza portò il maiale dal macellaio. 
Quando il macellaio vide il maiale che tentava di mangiare la sua casa, si scusò con la ragazza. Mentre parlavano udirono grugnire il maiale e quando lo guardarono lo videro morto soffocato da un pezzo di marzapane. 
Il macellaio si voltò verso Marianna e le disse: 
   < Io volevo uccidere il maiale, ma a quanto pare è morto prima: ecco perché si dice che NE UCCIDE PIÙ LA GOLA DELLA SPADA. >      
Fornacini (1F), Pessina (1E)
Via Roma


Laboratorio di potenziamento di Italiano - Classi Prime:
Inventare una fiaba/favola a coppie, partendo da elementi dati

sabato 24 marzo 2012

"I GIOCHI DELLA SAVANA"


Un giorno, nella savana si organizzarono dei giochi per vedere chi fosse l’animale più forte, veloce  e astuto. Questi giochi consistevano in tre prove: una di memoria, una di velocità e una di forza . Arrivarono in finale tre animali: l’elefantino, che vinse la gara di memoria, l’antilope, che vinse la gara di velocità e il leone quella di forza.
I tre animali arrivarono a pari merito, però il leone prese il premio grazie alla sua forza; allora gli altri due animali fecero obiezioni.
Il direttore dei giochi così decise di organizzare un’ ultima gara, che racchiudeva le altre tre.
L’elefantino, essendo anche astuto disse: “ Leone, visto che sei tanto forte, va bene per te se io e     l’antilope decidiamo di scegliere noi la gara di forza?”
Pensando  che nessuno l’avrebbe potuto battere, il leone prepotente accettò.
La gara di velocità la vinse il leone, perché  l’antilope doveva aspettare l’elefantino.
La seconda la vinse la squadra, perché l’antilope si ricordò le sequenze che le dissero.
Nell’ ultima prova, quella di forza, bisognava alzare un masso. Il leone, da solo, non ce la fece, mentre l’antilope e l’elefantino sì.
In questo modo vinsero la sfida, perché: l’UNIONE FA LA FORZA.
Esposito Gioele (IC) Rossi Elvio (IC),                 
Via Roma


Laboratorio di potenziamento di Italiano - Classi Prime:
Inventare una fiaba/favola a coppie, partendo da elementi dati

venerdì 23 marzo 2012

LA CARPA BIRICHINA, fiaba


C’era una volta una carpa che amava fare scherzi a tutti e ogni anno, il primo di aprile, faceva scherzi alla gente del villaggio, in particolare  ai suoi amici, una mosca e un ranocchio.       
Quell’anno decise di fare lo scherzo dello stagno gelato.
Lo scherzo consisteva nel buttarsi nello stagno e far finta di annegare, rimanendo immobile per sembrare congelato.
In pieno inverno fece questo scherzo parecchie volte, il ranocchio e la mosca continuavano a cascarci e a tentare di salvarlo.
Dopo qualche tempo lo stagno gelò davvero e la carpa vi rimase dentro e iniziò a chiedere aiuto, ma il ranocchio e la mosca non le diedero retta.
Alla fine quando ormai era in punto di morte, il ranocchio e la mosca accorsero e le dissero:
”Facendo le tue buffonate ci hai rimesso la vita.”

Nella Lorenzo (IE), Eremita Marta (IF) - Via Roma



Laboratorio di potenziamento di Italiano - Classi Prime:
Inventare una fiaba/favola a coppie, partendo da elementi dati

mercoledì 14 marzo 2012

lunedì 12 marzo 2012

Filastrocca sulla superstizione

E' passato un gatto nero,
sarò ucciso da un pistolero.
Si è rotto uno specchio,
non diventerò vecchio!
Sono passato sotto una scala
entrerò nel giro della "mala".
Pensi che sia la verità?
Allora sei proprio un baccalà!

MARTINA TONELLO

Poesia contro la superstizione

Ho visto un gatto nero
sarò ricordato come Omero.
Ho aperto un ombrello al chiuso
avrò tre miliardi pronti all'uso.
Ho rovesciato un chicco di sale
nessuno mi vorrà male.
Chi crede alla superstizione 
è uno stupidone 
che non vede la realtà 
e neanche la verità.
SABRINA GIOVANNETTI
1B , Via Roma

lunedì 23 gennaio 2012

"Change of Heart"

Disegno di Rebecca BALLESTRA, 1^ B, Roverino

Tutti a Basket.. appassionatamente!

ROVERINO, Gennaio 2012 - Tutti a Basket..........appassionatamente!
(Foto: prof.ssa Giovannelli)
La Classe 1^ A di Roverino

La Classe 2^ B di Roverino

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